No Tav, Palestina, Tribunale dei Popoli e la Trilogia dell’EssErri De Luca

Tav: Tribunale dei Popoli a Torino per caso Valsusa - DA ANSA TORINO

Tav: Tribunale dei Popoli a Torino per caso Valsusa – DA ANSA TORINO

Tutte le strade portano al capezzale dell’Italia.

Lo sappiamo, non è una novità, l’Italia non gode di buona salute.
Ma come?
L’Italia, con le sue terre così diverse, con i suoi mari, fiumi, laghi, bellezze architettoniche, opere d’arte, siti archeologici, siti storici, arte di ogni genere e forma, cultura, filosofia, scienze, dialetti, etc etc… L’Italia sta male?!?
Pensi di no?
Allora fermati di leggere e goditela.
Pensi invece che non stia proprio benino?
Ma allora dov’è il problema?

Su tutto, sempre il solito germe che da sempre ci colpisce, il Potere, la nostra incapacità di controllarlo e la nostra colpevolezza nel non legiferare un limite ad esso e ai suoi scagnozzi, i soldi. Ma questo è un problema dell’Umanità in generale.
In Italia è vero, lo soffriamo parecchio, anzi, ne siamo maestri e da lì tutti i problemi consequenziali.
Ma adesso ne abbiamo uno parecchio difficile da risolvere: il pensiero. Meglio, l’assenza del pensiero. Meglio, l’arroganza e la presunzione del pensare, senza l’atto in sé. Stiamo regredendo al medio evo, senza però il suo bello e il suo essere in evoluzione.
Il Medio Evo è stato un lento periodo in cui la penisola italica si è rialzata dal crollo dell’Impero Romano, che poi l’ha portata all’Umanesimo e di lì a poco al Rinascimento.
L’Impero Romano era decaduto portandosi con sé tutto, per questo c’è stato bisogno di una lenta resurrezione, il Medio Evo appunto, un prendere consapevolezza del proprio essere (Umanesimo), per poi arrivare al Rinascimento, ovvero una nuova vita che deve crescere, cercando di non compiere gli errori fatti.
Dopo 700 anni, la nostra amata penisola sta vivendo la decadenza e la fine di un altro impero, quello finanziario, economico, degenerato, immorale e criminale. Certo, è diventata super tecnologica, non si muore più di influenza, i bambini vanno a scuola ed tutti sono connessi ovunque e con chiunque e qualunque cosa. Quindi?
Il problema non sarà mica le persone che la abitano?
Analizziamo il sistema sociale.
Il nostro è un sistema circolare o piramidale?
Piramidale.
Allora analizziamo la piramide.
In cima, come sappiamo tutti, non ci sono i nostri governatori, ma coloro che davvero governano quello che muove tutto, ovvero economia e finanza, quindi lassù ci sono loro, sempre loro, alcune multinazionali finanziarie e non e le banche.
Queste sanno fare benissimo il loro lavoro e. siccome il loro lavoro è fare l’interesse del loro datore, fanno coerentemente i loro interessi.
Sotto di loro ci sono i governatori, anche se dovrebbero essere solo degli amministratori e statisti, impropriamente chiamati politici, perché, sempre e solo secondo noi, sono solo burattini e per lo più inconsapevoli (dobbiamo scrivere bene che è solo una nostra opinione come del resto tutti i nostri articoli) perché, sempre e solo secondo noi, sono anche e pure parecchio permalosi!. Sì, inconsapevoli, perché fingere sempre e consapevolmente richiede grande intelligenza, bestia rara tra le poltrone.
L’evoluzione è un essere, di partenza intelligente, evoluto nel non pensiero, evoluto verso il nulla, ma fatto talmente con dedizione, da indurre a crederci in molti, loro stessi per primi. La morte di Ivan Il’ič,
Sotto i governatori ci sono i burocrati, anche loro impropriamente chiamati politici. Qui ci sono due categorie: gli inconsapevoli e i consapevoli. Il risultato però è sempre lo stesso, un paese bloccato dal pensiero diventato anch’esso burocrate che produce solo riflessioni e soluzioni sempre più articolate; la burocrazia si sta evolvendo oltre ogni limite, vedere scuola e sanità.
Poi ci sono i giornalisti, che devono controllare, indagando, se gli amministratori, nel nostro caso governatori, e magari anche quelli più in sù, sono onesti e coerenti tra quello che dicono di fare e quello che fanno. Se fanno il proprio dovere oppure no e, in caso contrario, hanno il dovere di indagare e scoprire. E far emergere. Purtroppo il giornalismo italiano è saturo, bloccato e comandato non da giornalisti, di cui è pieno il sottobosco, ma da mataccini, usando un termine caro alla Politkovskaja. E’ vero, se si vuole, con la rete, si può sapere e farsi una coscienza critica, ma serve un pensiero. Appunto.
Ma il popolo riesce a pensare?
“Cogito ergo sum” diceva un tizio, ma purtroppo lo abbiamo tradotto in “Penso quindi sono” quando la forma corretta sarebbe “Metto in dubbio quindi esisto”. Ma, ancor prima, la Maieutica di Socrate,
Ma al popolo piace il  dubbio? Sembra di no.
Una volta le persone erano più ignoranti, ma forse c’era più gente consapevole di questo e quindi desiderosa di ampliare le proprie vedute. Ma adesso sembra che l’ignoranza sia aumentata ma, a differenza del passato, è cresciuta ancor più in simbiosi con a presunzione e l’arroganza.
Quindi?
La speranza è attaccata con un filo tutti noi e anche agli intellettuali e alle persone di cultura e di arte.
Ma chi sono gli artisti?
Persone che, osservando la società, la esaltano, la criticano, ne trovano la bellezza e l’incoerenza, e condividendo i dubbi cercando di contribuire alla coscienza collettiva a breve, medio e lungo termine.
Per fare questo, gli artisti devono essere liberi e sempre coerenti.
E’ libero Claudio Bisio quando negli spettacoli parla, critica o allude alla nostra società, come a Sanremo, e poi si fa pagare per pubblicizzare il gioco d’azzardo (Lotto) o una banca?
Come possiamo credere a lui e alle sue critiche quando poi ci si accomoda al tavolo e ci mangia assieme?
La pubblicità è una prevaricazione, perché se la possono permettere solo i pesci grossi.
Noi crediamo solo nel passaparola e per noi, quando un artista si vende, resta solo una persona dotata di un gran talento non solo gettato al vento, ma pure venduto.
Lo sappiamo, se facciamo così ne restano pochi.
Pochi ma buoni.
E noi ascoltiamo quelli.
Tutto questo mega cappello introduttivo per arrivare a Erri De Luca, in cima alla cronaca per via delle sue parole sulla Tav della Val di Susa, sul movimento No Tav, sulla sua libertà di parola contraria e sul suo processo appena concluso.
Ma come?
Lo Stato vuole la Tav.
La Val di Susa, a parte alcuni, è No Tav.
I No Tav sono dipinti dall’informazione di massa come delinquenti.
Erri De Luca prende posizione pro No Tav.
Tutta l’informazione si occupa di De Luca.
Il popolo, che va a mode, si trova tutto per De Luca.
Il popolo lo idolatra.
Analisi sempliciotta. vero.
La realtà?
Medio Evo.
Abbiamo bisogno di streghe da bruciare per sentirci buoni e di persone da innalzare a eroi, a supereroi, a santi, a tutto e ogni loro parola diventa la Verità.
E’ parecchio pericolo.
Noi invece parliamo di Erri De Luca, come essere umano.
Uomo, Artista e Partigiano (ovvero persona che prende una parte).
Una trilogia dell’EssErri o non EssErri.
Possiamo essere o non essere d’accordo sulla sua azione, sulle sue parole e sulla sua posizione sulla Tav.
Possiamo essere o non essere estimatori delle sue opere letterarie.
Infine possiamo essere o non essere d’accordo sul suo essere, sul suo pensiero e sulla sua visione del mondo come essere umano.
Come collettivo conosciamo il movimento No Tav, ne abbiamo scritto tanto e continueremo a farlo, perché rappresentano una parte sana e bellissima della nostra società e quindi esprimiamo solidarietà a De Luca per la posizione presa.
Secondo noi sta nel dovere dell’artista, ma in un mondo dove nessuno dice più buongiorno, chi lo dice diventa speciale, anche se resta una persona normale.
E siamo ben felici di come è andato il processo, per lui e, soprattutto, per la parola contraria incriminata.
Come artista, come scrittore, ne siamo degustatori, chi più e chi meno, a tal punto che la sua poesia “Considero valore” è all’interno del libro da noi non scritto, ma pubblicato “Angeli alle fermate”, un progetto degli artisti del Teatro dei Mignoli e della loro arte alle fermate di Bologna e di Genova.
Come persona noi non lo conosciamo direttamente, di conseguenza il nostro è semplicemente una conoscenza attraverso le sue gesta, le sue opre, le sue parole e la rete.
E per questo ci rivolgiamo proprio a Erri:
“Sig. Erri De Luca, siamo certi della sua consapevolezza di quello che dice e quello che fa. Abbiamo pure letto la sua Parola contraria. Siamo certi della sua consapevolezza del suo potere mediatico e di quanto può incidere ogni sua parola, contraria o no. E proprio per questo siamo certi della sua consapevolezza che in questa epoca medioevale si viene in fretta alzati a eroe popolare, ma con la stessa velocità si viene dimenticati.
Lei è sulla cresta dell’onda mediatica e il tutto per difendere la sua libertà di parola contraria. Atto nobilissimo come l’atto di difendere la parola contraria degli avversari (Pertini ci ha poi aggiunto una postilla: “Sempre che questi non siano fascisti”).
Inevitabilmente aver una parola contraria e difenderla a tutti i costi prevede conseguenze, tra cui altre persone con altre parole contrarie alle sue, che lei, coerentemente alla sua lotta, deve in primis accettare e poi, se vuole, ribattere.
Solo gli indifferenti non hanno rogne, ma solo perché il mondo ignora la loro esistenza.
Chi prende parte si espone e lei, De Luca, si è esposto e non poco, come sempre, o no?
Noi siamo curiosi e da un po’ meditavamo di scriverle, ma abbiamo aspettato la fine del processo, perché era importante.
Il punto in questione sono le sue posizioni riguardo al conflitto eterno tra Palestina e Israele.
Noi abbiamo una nostra opinione, ovviamente, e ci piacerebbe che anche lei lo facesse alla luce del sole, difendendo la sua parola, anche se contraria.
Volente o nolente lei oggi rappresenta la sua battaglia che è anche la nostra e visto che la parola contraria è importante per tutti, è un cavaliere che non deve avere macchie. Ma attenzione, le macchie non sono le posizioni personali, ma il dubbio che queste possono lasciare.
Lei è parecchio avvezzo nel prendere posizione, la prenda anche in questo caso. Permetterebbe in primis di rendere più cosciente chi la ascolta o chi la legge, ma soprattutto converrebbe alla causa e alla lotta.
Certo che se confermasse sarebbe la conferma e il crollo, almeno per noi, ma non sarebbe certo il primo. In quelle terre e in quella tragedia “ci ” sono caduti personaggi come Travaglio o l’onnipresente Saviano a cui il buon Vik (Vittorio Arrigoni) ha inviato un videomessaggio, tanto intenso e profondo, quanto amaro.
Anche lei, Erri, ha avuto un video da quelle terre, da parte di Samantha Comizzoli, un’altra attivista dai tempi dei tempi, che quella terra conosce bene.
Colga l’occasione, dai che è uscita pure la rima, prenda una posizione!
Non parliamo di una poesia in ebraico, ci dica in italiano cosa pensa, una volta per tutti. Argomenti e difenda la parola. E raccolga i frutti del suo pensiero.
Anche perché il processo è vinto,
il Popolo No Tav continuerà a resistere e ad esistere, esempio vero e coerente che un altro modo di Essere e di Vivere esiste e funziona pure!
E la Tav?
Rimarrà una bruttissima pagina nella storia del nostro stato.
E oggi, le nostre parole contrarie valgono ancora di più, visto da qualche giorno si è aggiunta la sentenza del Tribunale dei Popoli che invitiamo tutti ad ascoltare in un breve riassunto fatto in un intervista da Livio Pepino, un magistrato membro di questa Corte Popolare.
Aspettiamo sue”
Chiudiamo con il ribadire il nostro prendere parte e diciamo No Tav, Palestina libera come tutti i territori del mondo occupati, grazie al Tribunale dei Popoli di esistere e, come sempre,
Pace
PS: Ci scusiamo per la lunghezza dei nostri articoli, perché, come dice il buon Marvel, la bellezza è sintesi. E noi, ancora parecchio bruttini, abbiamo ancora tanto da imparare.

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