Non ti ci sentire tirato dentro se, per te, così non è.

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Ci dispiace molto che l’articolo di ieri sia stato causa di malumori.
Ci dispiace che qualcuno si sia sentito offeso o criticato nel suo modo di provare dolore di fronte a una tragedia come quella di Parigi. Figuriamoci, non era proprio quella l’intenzione. Quindi chiediamo scusa se abbiamo ferito qualcuno e ora proviamo a spiegarci meglio.

  1. Pensiamo che ognuno sia in grado di provare e metabolizzare il dolore a modo suo. Non c’è niente di sbagliato in questo; non si soffre nello stesso modo, non si esterna nello stesso modo. Il mondo è bello perché è vario e quindi nessun giudizio sulle reazioni di dolore scaturite dai fatti di Parigi. Ci mancherebbe.
  2. Pensiamo che per noi non abbia senso sovrapporre l’immagine del profilo Fb con la bandiera francese. Ce lo siamo chiesti se farlo o meno, perché nei momenti di dolore a volte alcuni gesti hanno il merito di far sentire più uniti e più vicini. No, per noi non è così. Farlo non allevierebbe il nostro dolore per i fatti di Parigi. Ma anzi, ci farebbe sentire in contraddizione e a disagio rispetto a tutti i morti ammazzati che quotidianamente ci sono nel mondo e che passano sottobanco semplicemente perché sono qualche miglio più in là. Per questo non lo facciamo. E’ quello che proviamo noi e speriamo che questo non disturbi nessuno.
  3. Ci sentiamo anche liberi di poter criticare alcuni fenomeni “social”, in particolare l’attivismo a colpi di like, commenti da bar e cambi di immagini che fanno sentire molti a posto con la coscienza nell’aver fatto la “propria parte” nel mondo, salvo poi continuare nelle azioni vere quotidiane a disinteressarsi della complessità dei problemi.

Con questo non vuol dire che noi pensiamo che tutti coloro che hanno cambiato la propria immagine del profilo sovrapponendola a quella francese siano persone superficiali non in grado di cogliere la complessità del mondo. No. Non abbiamo scritto questo. Vero è però che l’attivismo su Fb, purtroppo, è molto più “attivo” che nella vita reale e noi questo critichiamo. E’ una generalizzazione che pensiamo rispecchi la realtà ma tu non ti ci sentire tirato dentro se, per te, così non è. Ad ogni modo, ci dispiace aver creato questa polemica in un momento in cui di certo la polemica non serve.

Replichiamo la conclusione dell’articolo di ieri, affidandoci a qualcuno che di certo ne sa più di noi.
La lettera di Tiziano Terzani in risposta alla Fallaci sull’odio della rabbia generata dal dolore.
“Finché c’è guerra… c’è speranza” (spoiler!).

Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo” (Che Guevara)
Pace

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