Un assaggino

Come iniziare se non dall’Introduzione,
così per stimolare la curiosità, l’appetito vien mangiando, no?:

Cara lettrice, caro lettore,
questo libro che stai per leggere
non è un romanzo,
non è un’inchiesta,
non è una denuncia,
non è un saggio.
Questo non è altro che un diario,
un diario di un viaggio,
il mio viaggio più estremo all’interno della natura umana,
nel bene e nel male,
così estremo e profondo
da cambiarmi nella parte più nascosta della mia anima,
dove neanche io ho un accesso consapevole.
Il mio dark side.
Un viaggio che mi ha frantumato in infiniti pezzi
shakerandoli senza regole e senza sosta,
lasciandomi da solo
a ricomporre faticosamente il mosaico.
La persona che ero il giorno in cui sono partito
non esiste più, ma, per fortuna,
neanche quella che ero quando sono tornato.
E’ un diario di bordo dove, oltre ai fatti,
ho ovviamente appuntato
anche i miei pensieri e le mie emozioni.
E tali rimangono.
Nient’altro.
I pensieri e le emozioni “sono” innati, naturali,
“sono” liberi di essere.
Il pensare di amare è ben lontano dall’amare.
Il pensare che Tizio, Caio o Sempronio sia una testa di c….
non implica che lui lo sia,
resta il fatto che per me lo rimane.

Queste non sono altro che le istantanee del viaggio
e, chiunque, guardandosi nelle foto,
che piacciano o no, le deve accettare.
Perché sono state.
Se odio la guerra.
Se non mi piace chi vuole o promuove la guerra.
Se non trovo spiegazione a tutto questo.
Se amo o se odio.
Se piango o se rido.
Se apprezzo o se non apprezzo.
Se ammiro o se detesto.
Se sono triste o se sono felice.
Se penso di sì o se penso di no.
Se questo mi piace o se questo non mi piace.
Se questo è giusto o se questo è sbagliato.
Solo un diario di tutto questo.
Nessun giudizio universale,
solo la mia opinione personale,
solo i miei pensieri e le mie emozioni.
Il diario di come ho perso una parte della mia innocenza,
di come è maturata la mia coscienza
e di come farà male la conoscenza.
Per Sempre.

PS:
I nomi sono completamente inventati
come le loro storie personali,
ma non le persone e i fatti condivisi,
tutti maledettamente veri;
perché?
Perché non è importante come ci chiamiamo,
ma ciò che pensiamo, diciamo e facciamo.

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