2001 copie vendute: 2001 Grazie!

Diario Afgano

Il Diario Afgano è il motivo per cui noi siamo nati e con lui siamo nati il 26 Aprile 2011.
E ora, dopo un lustro abbondante, festeggiamo.
Sì, festeggiamo il nostro Diario Afgano che, dopo aver compiuto la manita, compie anche 2001 copie vendute.
Sì, nonostante che siamo un Collettivo Editoriale giovane, anomalo, che fa scelte anomale nel mondo editoriale, come non fare pubblicità ma solo promozione sul campo, come non distribuire a qualsiasi tipo di catena di magazzini dei libri (Store) ma solo a Librerie Indipendenti e come tante altre piccole scelte giudicabili integraliste, ma per noi semplicemente frutto di una ricerca per mantenere la coscienza e più coerenza possibile, sì, nonostante noi, il nostro Diario ha raggiunto 2001 case per lo più italiane, ma comunque presente con almeno una copia in ogni continente.
Per questo, oggi vi diciamo GRAZIE!
Grazie alle 2001 persone che hanno dato fiducia e comprato il Diario.
Grazie alle persone future che si uniranno a questo gruppo sempre più numeroso.
Grazie anche a quelle persone che non rientrano nel gruppo perché facenti parte del gruppo più ristretto dei baratti, artisti con cui abbiamo avuto il piacere di scambiarci arte e passione.
Grazie davvero di cuore.
2001 GRAZIE!!!!!!

Pace

Al G8 di Genova, per due soldi, lo stato di diritto il potere dello stato torturò ed annullò.

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E infine la Corte di Strasburgo decretò che lo stato, governato da politici, che avevano comandanti, che ordinarono a degli uomini armati, che, nella notte tra il 20 e il 21 Luglio 2001, non proteggerono, ma picchiarono e torturarono dei cittadini che erano lì per esercitare il loro sacrosanto diritto di parola contraria.
Al G8 di Genova, per due soldi, lo stato di diritto il potere dello stato torturò ed annullò.

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Nell”Area Etica” “Incontri i Libri” con la “Comune del Parco Amico di Braida” Sassuolo (MO)

Da ormai un po’ di tempo il nostro pianeta è diventato una polveriera globalizzata e adesso ogni focolaio può produrre un effetto incontrollato; così, ora, i potenti di turno della Turchia si trovano contro la massa popolare.
Questo ennesimo scontro con la dittatura economica mondiale vestita da libero mercato nasce da degli alberi, sì, degli alberi che i Paperoni di turno volevano tagliare, per poi costruire i soliti non luoghi dove succhiare più anime possibili e riempire i loro depositi di monetine dove nuotare felici e soli mentre fuori Paperopoli si infiamma. Ma stavolta qualcuno ha detto no e adesso tutta la Turchia e il Mondo vede in quegli alberi e in quel parco un simbolo di lotta per una Terra libera, equa e pacifica.
Ma Sassuolo, in tutto questo, che c’entra?
In effetti, agli occhi della maggior parte degli italiani, Sassuolo è una bella favola calcistica. L’anno scorso, delusi dalla mancata promozione nella massima serie, cambiano registro, abbattono abbondantemente i costi, investono sui giovani, allenatore compreso, e puntano alla salvezza e dal basso comincia la favola. I ragazzi di provincia iniziano a vincere e non smettono, vincono ancora, vincono sempre e volentieri e solo alla fine, quando giocano davanti ad uno stadio pieno, sentono la pressione della promozione sulla pelle, iniziano a perdere dei colpi (l’emozione di trovarsi ad un passo dalla cima); si fermano, respirano e poi… Serie A.
Ma Sassuolo ha un altra favola, molto meno nota, ma proprio per questo molto più favola e rivoluzionaria.
Braida è un quartiere di periferia dove l’integrazione è sempre stata presente.
Prima con i “quelli dai Monti”, poi con “quelli dal Sud” e poi con “quelli dall’Estero”; alla fine degli anno 90 l’amministrazione comunale decide di voler vendere l’ultimo pezzo di terra non costruita a qualcuno che vuole costruirci, non importa cosa, si tratta comunque di cemento e non verde. Un gruppo di cittadini non ci sta, inizia ad opporsi, il gruppo aumenta, si costituisce La Comune del Parco Amico di Braida e nel giro di un lustro vincono la lotta, non si costruisce. In una quindicina di anni, hanno salvato un parco, lo hanno sistemato (una sede, un piccolo bar, un teatro all’aperto, un percorso nel verde per le scuole e soprattutto prati, fiori, e alberi per tutti) e da allora lo vivono quotidianamente, anche grazie ad una stufa simile a quella afgana (il Bukari!). Insieme ad Area Etica, un associazione culturale locale anch’essa impegnata sul territorio con progetti etico-sociali-politici, da anni organizzano le sere dell’estate, dal liscio agli incontri letterari insieme alla Libreria Incontri (poteva essere diversamente?), ennesima Libreria Partigiana della Cultura.
Mercoledì scorso, 5 Giugno, ci siamo trovati nel Parco Amico, per presentare in Diario come ultimo appuntamento letterario della VII edizione della Primavera Letteraria, la nostra ennesima Infiltrazione Sociale e ci tocca dire che siamo stati solo pioggia non sul bagnato, ma in un lago sociale enorme. Sorrisi ad accoglierci e un piatto di pasta con vino per salutarci.
Tutto perfetto e a chilometro zero a parte noi del Collettivo, obbligati a tornare a casa in macchina, ma adesso possiamo azzardare che l’infiltrazione ha funzionato, dopo Trepuzzi, Scanno, Vercelli, etc etc… ora siamo anche a Sassuolo!
Per chi vuole saperne di più:
Grazie a tutti, buona R-Esistenza e, come sempre, Pace.
PS: Ieri sera i 99 Posse sono stati attaccati da una ventina di esseri (difficile chiamarli umani) che hanno il coraggio di uscire allo scoperto solo in gruppo e in gruppo scappano quando i pochi diventano troppi, come gli animali, ma con una “leggerissima differenza”: gli animali lo fanno per natura, gli esseri umani  lo fanno come scelta e quindi rappresentano l’involuzione (Chissà se Darwin menziona gli esseri Umanimali? E non confondiamoci con l’Anello mancante, quello era comunque in fase evolutiva!). I 99 Posse nonostante l’evidente possibilità di procedere contro gli aggressori, identificarli e farli processare, dicono no, dicono che la loro politica, come il loro essere antifascisti, non è in tribunale, ma in piazza, nelle strade, in mezzo alla gente. Oltre ad abbracciarli e dirgli grazie per la loro arte, gli diciamo che, seppur difficile, condividiamo in pieno la scelta, perché la rivoluzione umana e culturale si fa solo in mezzo alla gente e solo quando la gente lo vuole davvero, come a Braida, i miracoli succedono.
Pace

Lettera di addio a Giulio Andreotti

Signor Andreotti,

questa missiva non la scriviamo ovviamente per lei, ma per noi.
Sano egoismo umanitario.
Si sente dire continuamente “non bisogna parlar male dei morti”.
Diciamo che accettiamo per vera questa affermazione.
Parlar male non ha senso, ma non ha ancor più senso parlarne senza spirito critico.
In tal caso vige una legge ancor più di buon senso: meglio tacere.

Quello che da fastidio, che irrita, che fa incazzare, è che la sana critica venga azzittita in nome del rispetto che meritano le persone al momento della morte. Vero. Mentre stanno morendo. Poi successivamente si fanno le condoglianze alla famiglia e agli amici. Ma se e quando si parla delle azioni del defunto non si usa la sana critica, si manca di rispetto ai vivi, e questo non è solo peggio, ma disumano. Se poi il defunto era un uomo dello Stato come lei, è umano, giusto e corretto giudicarlo per cosa ha fatto per lo Stato. E cosa non ha fatto. Quindi, tornando a noi e a oggi:

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AcrossAlive e il Diario saranno presenti alla festa di Compleanno del Bi-Bo!

Venerdì prossimo AcrossAlive sarà presente alla festa del Bi-Bo, sia per condividere e festeggiare una iniziativa geniale da appoggiare sempre  e poi, ovviamente, anche per promuovere la creatura.

Per info: https://www.facebook.com/event.php?eid=102882363139333

A seguire l’invito ufficiale del Bi-Bo:

Quando?
venerdì alle 21.00 – 11 giugno alle ore 3.00
Dove?
Bar LA LINEA
Piazza Re Enzo
Bologna, Italy
Creato da
BI-BO Bologna si muove!
Maggiori informazioni
In coordinazione col Comitato promotore dei Referendum sull’acqua, col comitato vota si per fermare i nucleare e con i promotori del referendum sul legittimo impedimento, festeggeremo il primo anno di attività del Bi-Bo!

Conrado De Gennaro (chitarra e voce)
JOYCUT live music
Musica buskers
Dj LICKWEED MOVEMENT (soul-funky-reggae)

Raccoglieremo inoltre le prenotazioni per accompagnare a votare col risciò le persone con difficoltà motorie.

www.bi-bo.it

Lunedì 30 maggio – Presentazione del libro “Afagnistan, Agfanistan, Afganistan” di Andrea Filippini, un infermiere bolognese al ritorno dal fronte

COMUNICATO STAMPA

Bologna 26 Maggio 2011

La guerra in Afghanistan
raccontata da un infermiere bolognese al ritorno dal fronte

Bologna – Lunedì 30 maggio presso la Ravintola (TenStruttura) di fronte alla fontana centrale del Parco della Montagnola (in Via Irnerio) alle ore 18,30 si terrà la presentazione del libro “Afagnistan, Agfanistan, Afganistan” di Andrea Floppy Filippini, infermiere di professione, scrittore per “vocazione”, alla sua prima opera letteraria.

Il libro è un diario di bordo, come dice il sottotitolo stesso, “del viaggio più estremo nel bene e nel male”, è un’ istantanea quotidiana dell’esperienza dell’autore come infermiere presso l’ospedale “di guerra” di una importante ONG a Lashkar Gah, nel Sud dell’Afghanistan.

Già dal titolo, uno sberleffo di tutti quei politici che, nonostante non siano nemmeno capaci di pronunciarne il nome correttamente, hanno deliberato l’intervento militare dell’Italia in questo Paese, l’opera rivela la sua anima graffiante e ironica, se di ironia si può parlare in guerra. Attraverso un originale concentrato di stile, moderna punteggiatura (con frequentissimi a capo che, se da una parte facilitano la lettura, dall’altra sottolineano la sofferenza di chi scrive per ciò che vede) e personalissima ortografia (basti notare che, per una scelta politico/ideologica dell’autore, le “P” di Paese sono scritte sempre minuscole, quasi a diminuire il potere costituito delle Istituzioni che decidono le guerre), l’autore ci impone una lettura quasi tutta d’un fiato, accompagnandoci nei suoi 6 mesi di guerra in ospedale.

«Questo libro – dichiara Andrea Floppy Filippini – è il diario di come ho perso la mia innocenza (…) per sempre. (..) Al mio ritorno dall’Afganistan ho cercato di reinserirmi in società, nella mia vita di tutti i giorni, ma è stato faticoso, molto faticoso, perché portavo la guerra dentro di me. Allora ho deciso di dare il mio personale contributo alla pace pubblicando il mio “diario”. Ciò che avevo scritto allora per fissare le mie emozioni, per condividere con chi amo le mie esperienze, doveva vedere la luce, per mettere il mio mattone nell’umana rivoluzione contro la guerra. Perché non è importante come ci chiamiamo, ma ciò che pensiamo, diciamo e facciamo». «Spero che la gente legga il mio libro, perché glielo consiglia qualcun altro, io credo nel passaparola, non nella pubblicità».

Lo stesso autore è anche Editore del libro, completamente autoprodotto e autofinanziato con la liquidazione della professione di infermiere, grazie all’appoggio umano e professionale di un team di persone che hanno creduto nel progetto. Tutte le esperienze vissute da Filippini in Afghanistan, sono narrate anche in un documentario ancora inedito.

Nel libro, ed in ogni comunicazione ad esso relativa, non è mai fatto il nome reale della ONG presso la quale Floppy ha prestato la sua arte infermieristica in Afghanistan, ma è usato per essa lo pseudonimo di Across Alive, poiché l’autore e la ONG hanno una divergenza di opinioni in merito alle modalità di comunicazione di cosa vuol dire guerra. Così Across Alive, nome fittizio della ONG, è poi diventata il progetto di un Collettivo Umano per la Libera Informazione, sito web (www.acrossalive.com) e marchio intorno al quale gira tutta la promozione del libro.

Il libro è distribuito solo ed esclusivamente nelle librerie del circuito nazionale, il cui elenco è disponibile sul sito (www.acrossalive.com), insieme ad una scheda in cui è indicata la città dove risiede ogni copia numerata.

A partire dall’11 giugno p.v. prenderà il via la promozione itinerante del libro, con la presentazione del volume in numerose librerie della Penisola da parte dell’Autore, laddove richiesta.

In omaggio con il libro un piccolo gadget: le due pins di Infermieristica Teatrale ed Across Alive.

 

SCHEDA dell’AUTORE:

Andrea Floppy Filippini

 

Nato a Bologna nel Luglio del 1970, è Infermiere dal 1989, dopo 6 anni presso il Dipartimento di Emergenza in Chirurgia Generale e Pronto Soccorso Ortopedico, si trasferisce nel Reparto di Onco-Ematologia Pediatrica al Sant’ Orsola per quasi 12 anni (1996-2007). Nel 2010 si dimette da un posto a tempo indeterminato perché non accetta più il concetto di Ospedale come Azienda.

Oltre all’attività ospedaliera, è anche attore e regista, ricercatore dell’applicabilità dell’arte teatrante nell’assistenza e fondatore dell’Infermieristica Teatrale, progetto che esplora appunto propone il teatro come strumento di cura applicato all’esistenza (insegna al personale sanitario “a fare gli asini in corsia”).

È un membro del Teatro dei Mignoli, Associazione teatrale bolognese, e responsabile formatore degli Angeli alle Fermate (Bologna e Genova).

Fermamente convinto che: «Un infermiere che regala buonumore con la sua arte e la sua professionalità,  fa bene in primis a se stesso, poi all’equipe assistenziale e infine e soprattutto fa molto bene anche ai pazienti».

 

SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: “Afagnistan, Agfanistan, Afganistan”
Numero di Pagine: 288
Prezzo al pubblico: 15,00 €

Foto di copertina: “Piiiiis Fratello” (Leggi Peace = Pace) Il saluto di pace nato da una notte brava con i suoi amici del “Senato Bolognese”, poi diventato il segno di riconoscimento della “tribù dei nani e delle principesse” (tutti i bambini delle corsie). Ritratte le mani del protagonista e di un suo paziente di 8 anni vittima del “fuoco amico”: «Il bambino a cui mi sono legato di più, forse perché l’ho vissuto per tre mesi e quando sono tornato in Italia era ancora ricoverato!».

Retrocopertina: Un ritratto di Andrea Floppy Filippini fatto da un tecnico di radiologia Afgano che rappresenta in maniera efficace il modo in cui l’infermiere era percepito dai “nazionali”, gli afgani.

 

Per Informazioni su questo comunicato
Ufficio Stampa
Francesca Divella

info@francescadivella.it