Lettera di addio a Giulio Andreotti

Signor Andreotti,

questa missiva non la scriviamo ovviamente per lei, ma per noi.
Sano egoismo umanitario.
Si sente dire continuamente “non bisogna parlar male dei morti”.
Diciamo che accettiamo per vera questa affermazione.
Parlar male non ha senso, ma non ha ancor più senso parlarne senza spirito critico.
In tal caso vige una legge ancor più di buon senso: meglio tacere.

Quello che da fastidio, che irrita, che fa incazzare, è che la sana critica venga azzittita in nome del rispetto che meritano le persone al momento della morte. Vero. Mentre stanno morendo. Poi successivamente si fanno le condoglianze alla famiglia e agli amici. Ma se e quando si parla delle azioni del defunto non si usa la sana critica, si manca di rispetto ai vivi, e questo non è solo peggio, ma disumano. Se poi il defunto era un uomo dello Stato come lei, è umano, giusto e corretto giudicarlo per cosa ha fatto per lo Stato. E cosa non ha fatto. Quindi, tornando a noi e a oggi:

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