Lettera ad Adriano Celentano: l’azzurro si è sbiadito e in treno se n’è andato

tenderneve
Caro Sig.Celentano,
quando è uscito “Azzurro”, nel 1968, nessuno di noi era ancora presente nel mondo.
Da quando siamo nate, quella sua canzone è entrata dentro di noi, dalla televisione alla radio, dai concerti a quelli delle cover band, dalle feste di paese alle serate chitarra e fuoco, insomma ognuna di noi ha legato immagini ed emozioni a quella sua canzone. Quindi grazie.
Poi il gioco si è rotto, frantumato all’improvviso, quando abbiamo visto la pubblicità dell’altro treno italico.

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Ma da Fazio, si paga mai dazio?

Fabio e Silvio

Le nostre prime parole spese per Fabio Fazio risalgono al 2007, anche se bollivano da un po’ prima. E dopo otto anni ci ritroviamo allo stesso punto, come nel film Ricominciare da capo, con la differenza che la memoria del bel paese è godereccia, gode di pessima salute e la diagnosi dice che, comunque, sbagliando o no, non si impara.
Ieri sera, il nostro personalismo vaso, già straboccante dai tempi dei tempi, ha ricevuto l’ennesima gocciolina di acqua non potabile, l’ennesima intervista, stavolta a Silvio Berlusconi.
Tranquilli, non ci saranno arringhe o riflessioni, accuse o conclusioni, ma semplicemente un avviso a tutti i naviganti.
Che voi siate intellettuali, artisti, filosofi, industriali, scienziati, sindacalisti, sportivi, politici o anche no, che voi abbiate o non abbiate fatto, ma se avete bisogno di pubblicizzare il vostro nuovo prodotto, qualsiasi prodotto,  c’è un investimento trasversale, secondo noi, vincente, virale e privo di rischio:
Andate ospiti da Fazio,
alla peggio, comunque, non pagherete alcun dazio.

Pace

Servizio Pubblico: tutto qui?

Un ultrasettantenne, che nonostante le accuse ricevute in questi anni, ha continuato a vincere. Ha continuato a governare. Il suo patrimonio si è moltiplicato più volte. E più lo buttano giù e più lui va su.
O lo ami o lo odi, giusto?
Non è stato così fino ad oggi?
C’era chi, per cosa diceva e faceva, lo amava e chi, per lo stesso motivo, lo odiava.
Ora se sei uno che lo ama, cosa fai?
Lo difendi.
Se invece non lo sopporti?
Lo accusi.
Dal 1994 ha vinto lui.
Dopo quasi venti anni, è di nuovo lì che si ripresenta a tutti e tutti, sì, tutti, gli aprono i loro studi e gli offrono il loro palco. E ieri sera si è preso pure il lusso di andare a Servizio Pubblico.
In effetti, o lo inviti e lo annienti a tal punto che esce di scena definitivamente o non lo inviti proprio.
E come è andata?
Come ne è uscito?
Ne è uscito comunque in piedi e sorridente.
Ma cos’è?
Un vincifacile?
E’ stato marketing per fare audience oppure era un sassolino che la ciurma Santoro doveva togliersi dopo venti anni?
Non so come è andata a loro, ma a noi che l’abbiamo vista è rimasta solo della grande amarezza.
Da una parte un vecchietto che ha fatto di tutto e di più, alla luce del sole, sbruffoneggiando i suoi vizi e le sue debolezze, e dall’altra un gruppo di intellettualoidi contro di lui, che non hanno saputo che giocare al gioco che piace a lui.
Il teatrino di sempre necessita dei buoni e dei cattivi.
Quindi?
Berlusconi?
Berlusconi siamo noi e la nostra natura, lui è solo quello che avremmo voluto noi, perché il paese è questo, che ci piaccia o no, e questo è il nostro grado culturale. Sono tutti contro di lui poi mangiano tutti nel suo immenso e infinito piatto.
E la Santoro Gang?
Sembrava di vedere vent’anni riassunti in qualche ora. Ma qualcosa di nuovo?
Qualcosa di sano?
Qualcosa di noi?
E questi sono quelli che si erigono a paladini della giustizia e del servizio pubblico?
Ma dove sono andati a finire i giornalisti stile Bob Woodward e Carl Bernstein?
Loro, nel 1972, 29 anni il primo e 28 il secondo, fecero cadere il Presidente degli Stati Uniti; e da noi?
Santoro, Travaglio (e poi anche Floris, Fazio, Lerner, etc…) dopo due decenni, questo è il vostro servizio pubblico?
Questo è tutto quello che sapete fare?
E l’Amarezza più grossa è che ci sarebbero molte e belle persone che avrebbero molto di più da dire e fare alla nostra società. Ma evidentemente il posto per loro, in questo insopportabile teatrino non c’è.
Eccovene un esempio a cui diciamo grazie non per le risate che ci fa fare, ma soprattutto per le riflessioni che ci mette tra le righe. Non ti vorremmo al Governo, caro Natalino, ci piaci sul palco; al governo ci vorremmo persone illuminate come te, ma all’ennesima potenza, pronte a tutto per fare del mondo un posto più bello e più giusto.
E non è retorica, ma solo l’unica direzione possibile che abbiamo per vivere una vita di cui andare fieri.
Pace
PS:
Son decenni che sentiamo dire che continuiamo a votare il meno peggio perché non c’è alternativa.
Ma occhio a non dimenticarsene, non sono bravi, sono sempre e solo il meno peggio.
Son decenni che sentiamo dire che continuiamo a guardare il meno peggio perché non c’è altro.
Ma occhio a non dimenticarsene, non sono bravi, sono sempre e solo il meno peggio.
Il buon Albert (Einstein), che subito scemo non era, e neanche il meno peggio, diceva:
“Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”.
Possiamo finire senza dire la nostra?
Ovviamente no, quindi:
In mezzo al nulla anche una scoreggia sembra un tuono.
Ma resta pur sempre una scoreggia.
E noi, folli, restiamo a respirare, felici e contenti.