10 motivi per visitare questo luogo prima di morire (e prima che muoia)

Earth_Eastern_Hemisphere1) Perché è uno spettacolo universale

2) Perché è talmente grande che non basta una vita per vederla

3) Perché l’aria è vita ed é ancora respirabile

4) Perché l’acqua è vita ed é ancora potabile

5) Perché ha una natura con una biodiversità infinita e bellissima

6) Perché é popolata da animali che sono tutto e il contrario di tutto, ma mai cattivi.

7) Perché è abitato da un genere veramente unico, quello umano

8) Perché l’Umanità è dotata di autocoscienza e di coscienza

9) Perché è talmente intelligente che non si può descrivere

10) Perché, nonostante questa coscienza dotata di spiccata intelligenza, ha sempre voluto e si é da sempre adoperata per aver sempre di più, anche a costo di distruggere la sua casa e di lasciar con nulla la maggior parte dei propri simili, creando disperazione, violenze (fisiche, psichiche e sociali), arrivando persino a fare guerre e genocidi. Continuamente. Adesso è solo questione di tempo. Poi un giorno, o succederà il miracolo, oppure si autodistruggerà. Speriamo solo che lasci la terra non troppo distrutta. Almeno chi resta potrà continuare a fare ciò che le persone hanno dimenticato: Vivere.

Pace

70 anni, ma la bomba non va in pensione.

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Il 6 Agosto del 1945 l’Umanità fece un altro passo verso la propria autodistruzione: gli Stati Uniti sganciarono la prima bomba atomica. L’onore di tale battesimo toccò a Hiroshima, città giapponese. Non contenti, ne buttarono un’altra tre giorni dopo, a Nagasaki, anche se non era lei la predestinata, ma Kokura, che si salvò perché coperta dalle nubi.
Tra i pochi sopravvissuti ce ne sono alcuni che fanno parte di un gruppo elitario, quelli che hanno avuto l’onore di viversele entrambe e di sopravvivere. Tra questi, uno dei più famosi, anche perché parecchio longevo nonostante tutto, è Tsutomu Yamaguchi (山口 彊 Yamaguchi Tsutomu) nato a Nagasaki, 16 marzo 1916 e morto, sempre a Nagasaki, il 4 gennaio 2010. Il 6 Agosto era a Hiroshima per lavoro, a tre km dall’esplosione e venne travolto mentre scendeva da un autobus; si ritrovò temporaneamente accecato (anche se lui, in quel momento, non sapeva della temporaneità), con i timpani distrutti e gravi ustioni su tutto il corpo. Restò in un rifugio antiaereo fino al mattino successivo quando fece rientro a casa, nella sua Nakasaki. E dopo tre giorni altra bomba, ma stessa distanza: 3 km, numero perfetto.
Divenne un attivista anti nucleare instancabile e mai domo.
Queste alcune sue frasi:
“La ragione per cui odio le bombe nucleari è per ciò che fanno alla dignità degli esseri umani”
«La mia doppia esposizione alla bomba è ora un record ufficiale. Ciò può insegnare alle nuove generazioni l’orribile storia dei bombardamenti nucleari anche dopo la mia morte»
«Non riuscirò mai a capire perché il mondo non possa capire l’agonia delle bombe nucleari, come possono continuare a sviluppare simili armi?»
«Era mio destino che subissi ciò due volte e che sopravvivessi ad entrambi per testimoniare ciò che accadde»
Scrisse pure un libro e prima di morire partecipò a un documentario (nel 2006) intitolato Nijuuhibaku (Bombardati due volte) sulle 165 persone ufficialmente vittime di entrambe le bombe atomiche giapponesi proiettato persino alle Nazioni Unite.

E dopo 70 anni?

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