Favola di Natale

BuoNo Tavale

C’era una volta una penisola lunga e stretta, aveva tutto, mare e monti, bellezze naturali e quelle fatte dall’uomo, e un clima che le aveva sempre permesso di coltivare e fare buon cibo. Tutto questo aveva permesso a questo popolo di essere famoso in tutto l’universo per la natura artistica, scientifica e filosofica, a tal punto da essere stata la patria del Rinascimento dell’Umanità. Insomma, era un piccolo paradiso terrestre in continua evoluzione. Tutto questo non era stato un regalo, ma una lunga conquista sociale, pagata con non poche vite umane, dal Risorgimento alla Grande Guerra che non la uccise, da cui si rialzò, ma dalle cui ceneri nacque una dittatura che contribuì a mettere a fuoco il pianeta per una seconda volta. E nel peggio che toccò nell’animo tirò fuori il meglio e reagì con un secondo Risorgimento, chiamata Resistenza che contribuì a far cessare la follia della guerra e, approfittando del momento, a farla rinascere come Repubblica. Poi successe l’imprevisto, l’inaspettato e l’inimmaginabile. L’entusiasmo li portò a crescere velocemente, il passato di grandi sacrifici li portò a godersi la vita. Per la prima volta questo popolo conobbe il termine vacanza.

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A sarà dura!

Siamo da poco tornati da quella valle che diventa di chi vuole viverla e quindi ora anche un po’ nostra. Forse scriveremo di questo viaggio, forse, tra un po’, perché per ora ci risulta ancora difficile esprimere in poche parole così tante emozioni, pensieri, anni di lavoro e ricerca sociale e, ovviamente, anni di resistenza. Quindi vi lasciamo con un assaggino. La voce dell’innocenza? No, molto, molto di più. Dopo poco che ti vivi quelle persone capisci che una storia così non ha alcunché di straordinario. E’ semplicemente una storia coerente con il loro quotidiano. Si chiama coscienza collettiva.

Pace

Una “piccola” Susina

PS: Libertà Immediata per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

PPSS: In seguito al comunicato arrivato così incredibilmente puntuale in prossimità della Manifestazione di Sabato 22 (le coincidenze a volte sono quasi imbarazzanti, se non vergognose), ecco la risposta del Movimento: “Il movimento No Tav ha un dna popolare, di massa, pronto a praticare a viso aperto la disobbedienza civile, senza spazio alcuno per la violenza contro le persone. Nessuno – scrivono in una nota – ha alcun titolo e nessuno può permettersi di strumentalizzare il movimento No Tav e tantomeno di pensare di potersi sostituire al percorso di lotta che il movimento ha deciso e costruito, collettivamente, nella pratica quotidiana ed a viso aperto”.

La domanda sorge spontanea: ma questo gruppo sovversivo esiste o è ghost come il writer? Se esiste deve solo vergognarsi di fare qualcosa in nome di altri. Scoprite la faccia e siate responsabili dei vostri pensieri, parole e azioni. E se è ghost, chi è il vero mandante? Chi è Stato? O forse, come dice in buon Capa, chi non è Stato?

Comunque sia… A sarà dura.

Il potere politico dei consumatori secondo Francesco Gesualdi

Sabato 7 Settembre, intervento di Francesco Gesualdi al primo evento DES (Distretto di Economia Solidale) di Livorno

“E’ necessario che ci rendiamo conto del grande potere che abbiamo come consumatori; il consumo è un modo di fare politica e con in nostri acquisti è possibile condizionare il comportamento delle imprese.

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Io penso positivo

Abbiamo fatto il pieno di brutte notizie.
Come facciamo a essere felici se ogni giorno ci massacriamo di brutte notizie?
Siamo i primi a denunciare quello che non ci piace, a porci l’attenzione e a condividere; ma questo ha senso quando si tratta di denuncia per cercare di conoscere, per poi cambiare; per indurre una riflessione per migliorare la realtà che viviamo, sapendo che ogni piccola azione, sommata a tante altre piccole azioni, ha ripercussioni globali.
Ecco, questo ha senso.
Ma l’andare a ricercare, ogni benedetto giorno, il macabro per poi spiattellarlo su tutti giornali e mass media esistenti, che senso ha, se non quello di impoverirci e deprimerci?Servirà domani un’altra lista di suicidi/omicidi/sfiguramenti, per capire che forse il sistema in cui viviamo non è proprio sano? E non lo rendiamo più sano ricordandoci ogni giorno che “il mondo è brutto e pericoloso”, ma agendo positivamente”. Reagendo!

Noi diciamo di no, non ci serve un’altra lista di brutte notizie, che serve invece solo ad aumentare il senso d’insicurezza di ognuno, di paura rispetto al vicino, di convinzione che il mondo è brutto. Voi giornalisti alla ricerca della notizia “facile”, lo imbruttite, spegnendo ogni giorno la speranza. E’ un cane che si morde la coda: se ogni giorno ci parlano del colore nero tendente, alle volte, al grigio difficilmente riusciremo ad immaginarci l’arcobaleno; anzi, assuefatti dal grigiume, lo richiederemo sempre di più convinti che sia l’unica sfumatura esistente. Notizie “facili” le chiamiamo, perché serve molta più fatica e impegno per ricercare e offrire cose intelligenti.

Ci piacerebbe sentire parlare in prima serata, o leggere nei primi titoli di giornali, di atti di solidarietà che ogni giorno avvengono, di sistemi alternativi di economia che si sperimentano in mancanza di soldi, di giovani che nel pieno della crisi si mettono insieme e si creano un nuovo lavoro, di nuove ricette “sane” da sperimentare in cucina.
Le notizie brutte fini a se stesse non servono a niente; o fanno riflettere per trovare una soluzione in positivo (e ci piacerebbe leggere anche queste sui giornali), o tante vale spegnere la tv, chiudere i giornali, e andarsi a fare una bella passeggiata, dove incontri la persona triste, certo, ma anche quella che sorride, chi litiga e chi canta, dove incontri le macchine e lo smog ma anche gli alberi e i fiori.
Una bella passeggiata ecco, è sicuramente più vera, reale e istruttiva.

Pace