Nell”Area Etica” “Incontri i Libri” con la “Comune del Parco Amico di Braida” Sassuolo (MO)

Da ormai un po’ di tempo il nostro pianeta è diventato una polveriera globalizzata e adesso ogni focolaio può produrre un effetto incontrollato; così, ora, i potenti di turno della Turchia si trovano contro la massa popolare.
Questo ennesimo scontro con la dittatura economica mondiale vestita da libero mercato nasce da degli alberi, sì, degli alberi che i Paperoni di turno volevano tagliare, per poi costruire i soliti non luoghi dove succhiare più anime possibili e riempire i loro depositi di monetine dove nuotare felici e soli mentre fuori Paperopoli si infiamma. Ma stavolta qualcuno ha detto no e adesso tutta la Turchia e il Mondo vede in quegli alberi e in quel parco un simbolo di lotta per una Terra libera, equa e pacifica.
Ma Sassuolo, in tutto questo, che c’entra?
In effetti, agli occhi della maggior parte degli italiani, Sassuolo è una bella favola calcistica. L’anno scorso, delusi dalla mancata promozione nella massima serie, cambiano registro, abbattono abbondantemente i costi, investono sui giovani, allenatore compreso, e puntano alla salvezza e dal basso comincia la favola. I ragazzi di provincia iniziano a vincere e non smettono, vincono ancora, vincono sempre e volentieri e solo alla fine, quando giocano davanti ad uno stadio pieno, sentono la pressione della promozione sulla pelle, iniziano a perdere dei colpi (l’emozione di trovarsi ad un passo dalla cima); si fermano, respirano e poi… Serie A.
Ma Sassuolo ha un altra favola, molto meno nota, ma proprio per questo molto più favola e rivoluzionaria.
Braida è un quartiere di periferia dove l’integrazione è sempre stata presente.
Prima con i “quelli dai Monti”, poi con “quelli dal Sud” e poi con “quelli dall’Estero”; alla fine degli anno 90 l’amministrazione comunale decide di voler vendere l’ultimo pezzo di terra non costruita a qualcuno che vuole costruirci, non importa cosa, si tratta comunque di cemento e non verde. Un gruppo di cittadini non ci sta, inizia ad opporsi, il gruppo aumenta, si costituisce La Comune del Parco Amico di Braida e nel giro di un lustro vincono la lotta, non si costruisce. In una quindicina di anni, hanno salvato un parco, lo hanno sistemato (una sede, un piccolo bar, un teatro all’aperto, un percorso nel verde per le scuole e soprattutto prati, fiori, e alberi per tutti) e da allora lo vivono quotidianamente, anche grazie ad una stufa simile a quella afgana (il Bukari!). Insieme ad Area Etica, un associazione culturale locale anch’essa impegnata sul territorio con progetti etico-sociali-politici, da anni organizzano le sere dell’estate, dal liscio agli incontri letterari insieme alla Libreria Incontri (poteva essere diversamente?), ennesima Libreria Partigiana della Cultura.
Mercoledì scorso, 5 Giugno, ci siamo trovati nel Parco Amico, per presentare in Diario come ultimo appuntamento letterario della VII edizione della Primavera Letteraria, la nostra ennesima Infiltrazione Sociale e ci tocca dire che siamo stati solo pioggia non sul bagnato, ma in un lago sociale enorme. Sorrisi ad accoglierci e un piatto di pasta con vino per salutarci.
Tutto perfetto e a chilometro zero a parte noi del Collettivo, obbligati a tornare a casa in macchina, ma adesso possiamo azzardare che l’infiltrazione ha funzionato, dopo Trepuzzi, Scanno, Vercelli, etc etc… ora siamo anche a Sassuolo!
Per chi vuole saperne di più:
Grazie a tutti, buona R-Esistenza e, come sempre, Pace.
PS: Ieri sera i 99 Posse sono stati attaccati da una ventina di esseri (difficile chiamarli umani) che hanno il coraggio di uscire allo scoperto solo in gruppo e in gruppo scappano quando i pochi diventano troppi, come gli animali, ma con una “leggerissima differenza”: gli animali lo fanno per natura, gli esseri umani  lo fanno come scelta e quindi rappresentano l’involuzione (Chissà se Darwin menziona gli esseri Umanimali? E non confondiamoci con l’Anello mancante, quello era comunque in fase evolutiva!). I 99 Posse nonostante l’evidente possibilità di procedere contro gli aggressori, identificarli e farli processare, dicono no, dicono che la loro politica, come il loro essere antifascisti, non è in tribunale, ma in piazza, nelle strade, in mezzo alla gente. Oltre ad abbracciarli e dirgli grazie per la loro arte, gli diciamo che, seppur difficile, condividiamo in pieno la scelta, perché la rivoluzione umana e culturale si fa solo in mezzo alla gente e solo quando la gente lo vuole davvero, come a Braida, i miracoli succedono.
Pace