10 motivi per visitare questo luogo prima di morire (e prima che muoia)

Earth_Eastern_Hemisphere1) Perché è uno spettacolo universale

2) Perché è talmente grande che non basta una vita per vederla

3) Perché l’aria è vita ed é ancora respirabile

4) Perché l’acqua è vita ed é ancora potabile

5) Perché ha una natura con una biodiversità infinita e bellissima

6) Perché é popolata da animali che sono tutto e il contrario di tutto, ma mai cattivi.

7) Perché è abitato da un genere veramente unico, quello umano

8) Perché l’Umanità è dotata di autocoscienza e di coscienza

9) Perché è talmente intelligente che non si può descrivere

10) Perché, nonostante questa coscienza dotata di spiccata intelligenza, ha sempre voluto e si é da sempre adoperata per aver sempre di più, anche a costo di distruggere la sua casa e di lasciar con nulla la maggior parte dei propri simili, creando disperazione, violenze (fisiche, psichiche e sociali), arrivando persino a fare guerre e genocidi. Continuamente. Adesso è solo questione di tempo. Poi un giorno, o succederà il miracolo, oppure si autodistruggerà. Speriamo solo che lasci la terra non troppo distrutta. Almeno chi resta potrà continuare a fare ciò che le persone hanno dimenticato: Vivere.

Pace

Lettera a Miss Italia: il pensiero non ha curriculum

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Cara Alice, non ci conosciamo ma abbiamo la necessità di scriverti.
Te lo diciamo subito, la lettera è un po’ lunga.
Una settimana fa, quando siamo partiti per l’estero, non sapevamo chi tu fossi. Poi ieri, ci siamo riconnessi con il mondo e siamo stati travolti da fiumi di parole, da uno tsunami generato dalle tue di parole, poche e flebili parole.
Ammettiamo che ne siamo stati colpiti, ma solo per pochi secondi; quello che ci ha spronato discussione è stata la reazione popolare che è la motivazione di questa lettera.

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70 anni, ma la bomba non va in pensione.

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Il 6 Agosto del 1945 l’Umanità fece un altro passo verso la propria autodistruzione: gli Stati Uniti sganciarono la prima bomba atomica. L’onore di tale battesimo toccò a Hiroshima, città giapponese. Non contenti, ne buttarono un’altra tre giorni dopo, a Nagasaki, anche se non era lei la predestinata, ma Kokura, che si salvò perché coperta dalle nubi.
Tra i pochi sopravvissuti ce ne sono alcuni che fanno parte di un gruppo elitario, quelli che hanno avuto l’onore di viversele entrambe e di sopravvivere. Tra questi, uno dei più famosi, anche perché parecchio longevo nonostante tutto, è Tsutomu Yamaguchi (山口 彊 Yamaguchi Tsutomu) nato a Nagasaki, 16 marzo 1916 e morto, sempre a Nagasaki, il 4 gennaio 2010. Il 6 Agosto era a Hiroshima per lavoro, a tre km dall’esplosione e venne travolto mentre scendeva da un autobus; si ritrovò temporaneamente accecato (anche se lui, in quel momento, non sapeva della temporaneità), con i timpani distrutti e gravi ustioni su tutto il corpo. Restò in un rifugio antiaereo fino al mattino successivo quando fece rientro a casa, nella sua Nakasaki. E dopo tre giorni altra bomba, ma stessa distanza: 3 km, numero perfetto.
Divenne un attivista anti nucleare instancabile e mai domo.
Queste alcune sue frasi:
“La ragione per cui odio le bombe nucleari è per ciò che fanno alla dignità degli esseri umani”
«La mia doppia esposizione alla bomba è ora un record ufficiale. Ciò può insegnare alle nuove generazioni l’orribile storia dei bombardamenti nucleari anche dopo la mia morte»
«Non riuscirò mai a capire perché il mondo non possa capire l’agonia delle bombe nucleari, come possono continuare a sviluppare simili armi?»
«Era mio destino che subissi ciò due volte e che sopravvivessi ad entrambi per testimoniare ciò che accadde»
Scrisse pure un libro e prima di morire partecipò a un documentario (nel 2006) intitolato Nijuuhibaku (Bombardati due volte) sulle 165 persone ufficialmente vittime di entrambe le bombe atomiche giapponesi proiettato persino alle Nazioni Unite.

E dopo 70 anni?

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A sarà dura!

Siamo da poco tornati da quella valle che diventa di chi vuole viverla e quindi ora anche un po’ nostra. Forse scriveremo di questo viaggio, forse, tra un po’, perché per ora ci risulta ancora difficile esprimere in poche parole così tante emozioni, pensieri, anni di lavoro e ricerca sociale e, ovviamente, anni di resistenza. Quindi vi lasciamo con un assaggino. La voce dell’innocenza? No, molto, molto di più. Dopo poco che ti vivi quelle persone capisci che una storia così non ha alcunché di straordinario. E’ semplicemente una storia coerente con il loro quotidiano. Si chiama coscienza collettiva.

Pace

Una “piccola” Susina

PS: Libertà Immediata per Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

PPSS: In seguito al comunicato arrivato così incredibilmente puntuale in prossimità della Manifestazione di Sabato 22 (le coincidenze a volte sono quasi imbarazzanti, se non vergognose), ecco la risposta del Movimento: “Il movimento No Tav ha un dna popolare, di massa, pronto a praticare a viso aperto la disobbedienza civile, senza spazio alcuno per la violenza contro le persone. Nessuno – scrivono in una nota – ha alcun titolo e nessuno può permettersi di strumentalizzare il movimento No Tav e tantomeno di pensare di potersi sostituire al percorso di lotta che il movimento ha deciso e costruito, collettivamente, nella pratica quotidiana ed a viso aperto”.

La domanda sorge spontanea: ma questo gruppo sovversivo esiste o è ghost come il writer? Se esiste deve solo vergognarsi di fare qualcosa in nome di altri. Scoprite la faccia e siate responsabili dei vostri pensieri, parole e azioni. E se è ghost, chi è il vero mandante? Chi è Stato? O forse, come dice in buon Capa, chi non è Stato?

Comunque sia… A sarà dura.

Il potere politico dei consumatori secondo Francesco Gesualdi

Sabato 7 Settembre, intervento di Francesco Gesualdi al primo evento DES (Distretto di Economia Solidale) di Livorno

“E’ necessario che ci rendiamo conto del grande potere che abbiamo come consumatori; il consumo è un modo di fare politica e con in nostri acquisti è possibile condizionare il comportamento delle imprese.

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Io penso positivo

Abbiamo fatto il pieno di brutte notizie.
Come facciamo a essere felici se ogni giorno ci massacriamo di brutte notizie?
Siamo i primi a denunciare quello che non ci piace, a porci l’attenzione e a condividere; ma questo ha senso quando si tratta di denuncia per cercare di conoscere, per poi cambiare; per indurre una riflessione per migliorare la realtà che viviamo, sapendo che ogni piccola azione, sommata a tante altre piccole azioni, ha ripercussioni globali.
Ecco, questo ha senso.
Ma l’andare a ricercare, ogni benedetto giorno, il macabro per poi spiattellarlo su tutti giornali e mass media esistenti, che senso ha, se non quello di impoverirci e deprimerci?Servirà domani un’altra lista di suicidi/omicidi/sfiguramenti, per capire che forse il sistema in cui viviamo non è proprio sano? E non lo rendiamo più sano ricordandoci ogni giorno che “il mondo è brutto e pericoloso”, ma agendo positivamente”. Reagendo!

Noi diciamo di no, non ci serve un’altra lista di brutte notizie, che serve invece solo ad aumentare il senso d’insicurezza di ognuno, di paura rispetto al vicino, di convinzione che il mondo è brutto. Voi giornalisti alla ricerca della notizia “facile”, lo imbruttite, spegnendo ogni giorno la speranza. E’ un cane che si morde la coda: se ogni giorno ci parlano del colore nero tendente, alle volte, al grigio difficilmente riusciremo ad immaginarci l’arcobaleno; anzi, assuefatti dal grigiume, lo richiederemo sempre di più convinti che sia l’unica sfumatura esistente. Notizie “facili” le chiamiamo, perché serve molta più fatica e impegno per ricercare e offrire cose intelligenti.

Ci piacerebbe sentire parlare in prima serata, o leggere nei primi titoli di giornali, di atti di solidarietà che ogni giorno avvengono, di sistemi alternativi di economia che si sperimentano in mancanza di soldi, di giovani che nel pieno della crisi si mettono insieme e si creano un nuovo lavoro, di nuove ricette “sane” da sperimentare in cucina.
Le notizie brutte fini a se stesse non servono a niente; o fanno riflettere per trovare una soluzione in positivo (e ci piacerebbe leggere anche queste sui giornali), o tante vale spegnere la tv, chiudere i giornali, e andarsi a fare una bella passeggiata, dove incontri la persona triste, certo, ma anche quella che sorride, chi litiga e chi canta, dove incontri le macchine e lo smog ma anche gli alberi e i fiori.
Una bella passeggiata ecco, è sicuramente più vera, reale e istruttiva.

Pace

Ehi sorella!

Ehi sorella, rispondi a questa domanda: cos’è che ti lega agli altri esseri umani? Non quelli che conosci, non i tuoi amici o famigliari, con i quali si presume tu abbia un rapporto di affetto o d’amore o robe del genere. Intendo quelli che incroci quotidianamente, al lavoro, a scuola, per strada, nei locali, con cui non scambi neppure una parola, quelli che non hai mai visto e che mai più rivedrai. Ti chiedo questo sorella perché io penso di averla una risposta, che non mi piace affatto. Perché la risposta è: nulla. Pensaci un attimo sorella, cerca di guardare dentro te stessa e dimmi: quel tizio fermo al semaforo a bordo della sua macchina oppure la tizia che parla al telefono mentre esce dalla porta di casa, ne avrai visti a migliaia, secondo te, a che cazzo pensano? Di che cosa parlano? Quali sono i loro sogni? Quali sono le loro preoccupazioni? Non ne hai idea vero? Anzi, non riesci neanche ad immaginarlo. È così, no? Mi dirai, saranno poi affari loro. E qui sta il punto sorella. Non sono solo affari loro. Come pure i tuoi problemi o le tue gioie, non riguardano solo te. Non sto dicendo cose strane sorella perché vedi, se ci pensi un attimo, l’individualismo, cioè quella invenzione maledetta del novecento che ti fa credere di essere la cosa più importante di questo universo, mica esisteva prima. Fino a quando, a partire degli anni ’60, il capitalismo made in USA non ha cominciato a distruggere prima e rimodellare poi le nostre coscienze, l’uomo, di qualsiasi estrazione sociale fosse, viveva la sua vita COLLETTIVAMENTE. Era il collettivo a prevalere sull’individuo, era il noi a prevalere sull’io, sorella. La coscienza di classe, i legami della famiglia allargata, i rituali religiosi, i condomini a ringhiera dei quartieri operai nelle grandi città del nord o i rapporti di mutuo soccorso degli abitanti delle campagne. Tutto questo esisteva, fino a quando la grande sbornia consumistica non ha distrutto tutto. Tu mi dirai, sorella, che la libertà di farti i cazzi tuoi che hai ora, se vivevi in un villaggio di montagna a contatto sempre con le stesse persone, te la scordavi.  Sì è vero, ora puoi fare quel cazzo che ti pare, la “casa delle libertà” o il “popolo della libertà”, l’hanno chiamato questo paese. A determinate condizioni però. Se hai i soldi. Se hai la salute. Se hai il tempo. Se, se, se, se. E se tutte queste cose non ce le hai? O le perdi? Sono cazzi solo tuoi sorella, non ci sarà nessuno ad allungarti una mano. E sai perché? Per la ragione della domanda iniziale: perché la libertà che ci ha regalato il capitalismo ha spezzato tutti i legami esistenti tra gli esseri umani e gli ha sostituiti con il nulla. E se nulla ti lega agli altri esseri umani, nessun essere umano sarà disposto a venire in tuo soccorso quando hai bisogno. Concludo sorella, con un correzione ed una spiegazione. Non è vero che il capitalismo made in USA ha distrutto tutti i legami tra gli esseri umani senza sostituirli con qualcosa. Un legame è rimasto ed è stato potenziato al massimo: l’interesse economico. Ed è proprio per l’incontrastato dominio di questo legame che mi rivolgo a te sorella. Perché solo tu sorella, in questo momento storico, conosci intimamente un legame diverso, che non ha niente a che vedere con l’interesse economico. Il legame con la creazione della tua maternità. Tuo figlio sorella. Solo tu sorella sai cosa vuol dire amare e sacrificarsi in modo del tutto disinteressato. E allora ti chiedo, sorella, di aiutare i fratelli a capire. Che l’uomo non è quello che la macchina infernale del capitalismo ha manipolato, è un essere propenso naturalmente all’aiuto disinteressato degli altri esseri. Non è un individuo, è un COLLETTIVO con tutti gli altri esseri.

Pace