Un calcio alla guerra?

Napoli è una delle città più belle del mondo, i napoletani sono un patrimonio, e non solo artistico, per l’umanità, il San Paolo ha visto Maradona, il più grande campione di questo sport, e ora?

Alcuni giocatori del Napoli fotografati su un carro similmilitare (http://www.calcionapoli24.it/rassegna_stampa/foto-svelato-il-mistero-del-carrarmato-su-cui-viaggiava-il-napoli-n137735.html), una maglia delle tre ufficiali è mimetica (http://www.calcioblog.it/post/252795/la-nuova-maglia-del-napoli-20132014-prima-azzurra-seconda-mimetica-e-terza-gialla-le-foto-e-lo-store-ufficiale) e Capitan Cannavaro lancia il suo motto: “Quest’anno sarà una guerra” (http://www.repubblica.it/sport/2013/07/30/foto/il_napoli_va_in_guerra_la_nuova_maglia_mimetica-63971603/1/?ref=HRESS-3#1).

Se si vuole estirpare la non-cultura della guerra, non si dovrebbero fare una marea di cose tra cui escludere dall’uso corrente termini sanguinari, anche se usati in senso metaforico? Esiste un senso metaforico di guerra? Guerra è povertà, sangue, sofferenza e morte, più semplicemente la morte dell’umanità.
Il calcio, volente o nolente, è milionario solo perché è seguito.
Le società hanno una responsabilità non solo sportiva, ma soprattutto sociale.
I presidenti pure. E, con loro, tutta la piramide.
E i giocatori?
Ancora di più.
Cari Presidente De Laurentis e Capitan Cannavaro, popolarità e benessere (e che benessere visto i tempi che corrono) non dovrebbero essere accompagnati sempre da tante cose tra cui il buon senso?
E a nostro parere, dentro a colori, oggetti e parole di guerra, il buon senso non esiste.
Pace

PS:
Il discorso ovviamente vale per tutti, compresi i cronisti sportivi. Sì, li chiamiamo cronisti.
Ma vi sembra normale intitolare “Il Napoli va in guerra, la nuova maglia è mimetica”?
Il cronista che l’ha scritto, sempre e solo secondo il nostro parere, doveva limitarsi ad essere cronista: “Napoli, la nuova maglia è mimetica”
Se il cronista si reputa un giornalista avrebbe potuto/dovuto andare oltre, porre domande, dubbi sulla scelta fatta. O no?
I giornalisti sportivi, purtroppo per lo sport, scarseggiano.
Poi ci sono i rari talenti, come Gianni Minà, che sono andati oltre, e a loro va il nostro grazie e abbraccio collettivo.

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