AmarApologia di scuse

A distanza di tempo dalla follia mediatica e periodica sui fatti di sangue prescelti, vogliamo dire anche noi, ovviamente, la nostra.

Chiediamo scusa a tutte le vittime per non essere capaci di preservare la vostra persona, la vostra storia e la vostra dignità, nemmeno da morte. Che la vostra anima possa perdonarci.

Chiediamo scusa alle famiglie delle vittime, alle persone loro amiche, alle persone loro vicine, per non essere capaci di proteggere la vostra storia, la vostra intimità, i vostri tempi, i vostri spazi, i vostri silenzi, i vostri sfoghi, il vostro dolore, la vostra dignità, la vostra lenta ma doverosa ripresa di vita, lontana dagli occhi curiosi, dagli occhi assetati, dagli occhi giudicanti, dagli occhi egocentrici e vicina solo ai cuori che vi amano. Che la vostra anima possa perdonarci.

Chiediamo scusa alle famiglie dei carnefici, alle persone loro amiche, alle persone loro vicine, per non essere capaci di proteggere la vostra storia, la vostra intimità, i vostri tempi, i vostri spazi, i vostri silenzi, i vostri sfoghi, il vostro dolore, la vostra dignità, la vostra lenta ma doverosa ripresa di vita, lontana dagli occhi curiosi, dagli occhi assetati, dagli occhi giudicanti, dagli occhi egocentrici e vicina solo ai cuori che vi amano. Che la vostra anima possa perdonarci.

Chiediamo scusa ai carnefici, per non essere capaci di proteggervi, di isolarvi, di lasciarvi soli a pensare e a riflettere, per non essere in grado di aiutarvi a prendere atto delle vostre terribili azioni, di aiutarvi nel successivo dolore interiore causato dalla presa di coscienza, di strapparvi dal rischio di follia, di aiutarvi a ritrovare la vostra dignità di esseri umani per poi tornare a vivere.
Perché se non non possiamo sperare di poter recuperare, anche se non tutti, ma almeno una parte di chi ha sbagliato, di chi ha perpetrato, di chi ha torturato, di chi ha violentato, di chi ha ucciso, di chi ha sterminato, se non possiamo sperare di essere in grado di recuperare qualche anima, questo non vuol dire condannarli ad una agonia lunga tutta la loro vita? Questo non vuol dire ucciderli? Certo, ucciderli “solo” socialmente, il corpo morirà nel buio sociale di qualche cella le cui chiavi non esistono. Perché noi vogliamo così.
O no?

Chiediamo scusa ai presunti carnefici che abbiamo messo alla gogna per poi ritrattare, perché ci siamo sbagliati. Vite distrutte, liquidate e dimenticate dagli stessi carnefici, ovvero noi, con due righe così piccole da imbarazzare gli stessi titoli cubitari con cui vi abbiamo condannati e sepolti vivi.

Chiediamo scusa al nostro Stato per non proteggerlo da coloro che lo infestano, che lo succhiano, che lo infettano e che ne disegnano quotidianamente uno misero e violento, tutto per noi, muschi e licheni.

Chiediamo scusa al Diritto di Informare, per non proteggerlo dalla carta stampata, dalla tv e dalla rete, da quella massa che si fa chiamare giornalisti e che in nome di quel Diritto va oltre ogni Etica o Morale, a fare servizi stupidi e disumani, con domande stupide e disumane, per creare emozioni stupide e disumane, incentivando la crescita e la proliferazione della parte stupida, violenta e disumana delle persone. Tutti voi sarete ricordati solo per questo. E i vostri posteri vi condanneranno. Vi condanneranno perché invece di stimolare la crescita della coscienza collettiva, politica, sociale ed economica delle Persone, del Popolo e quindi del Paese, ne avete cavalcato la violenza, la stupidità e la disumanità.

Chiediamo scusa al Popolo Italiano e al Popolo del Mondo per non essere all’altezza del nostro passato, per macchiare ogni giorno la storia del genere umano e la sua evoluzione con questi comportamenti disumani.

Infine non chiediamo scusa a tutti noi, anzi condanniamo tutti noi, che il Popolo lo facciamo, perché con le nostre frasi, tipo: deve morire, deve soffrire, deve essere torturato a vita, deve morire lentamente e soffrendo, con i nostri commenti in rete, in giro, al lavoro, al bar, all’aperitivo, noi li uccidiamo ogni volta. Siamo un popolo che passa il tempo a condannare il mostro di turno. Alla gogna! Come nel MedioEvo: tutti in piazza a condannare, aspettando, sperando e augurandosi che la gogna torni davvero in piazza, dove saremo tutti lì a fotografare e a fotografarci, selfie con l’appeso o con il decapitato. Arriveremo in piazza all’alba, per avere i posti migliori, alla ricerca di fotografare l’attimo in cui la testa si stacca dal corpo e, magari, se siamo davvero fortunati, di immortalare, in quell’ultimo volo, l’ultimo sguardo cosciente nostra vittima.

Pace,
ne abbiamo davvero tanto bisogno.
PS:
Nel passato il popolo scendeva in piazza e faceva la rivoluzione o combatteva quotidianamente per i propri diritti, con qualche giornalista a testimoniare e a fissare nella storia quel momento.
Ora c’è ancora qualcuno che scende in piazza e che combatte quotidianamente per i propri diritti, e per quelle di tutti, mentre il popolo fotografa gli altri resistere, per poi postare le proprie immagini alla ricerca di gloria, di autoproclamazione e di un altro maledetto “mi piace”.
Che popolo siamo?
Siamo un popolo solo davanti a delle partite o al cesso, con un tablet in mano.

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