Ma quanti siamo Charlie Hebdo?

AcrossAliveCharlie
La partenza è scontata ma dovuta:
Persone uccise da altre persone
Persone che lavoravano uccise da altre persone
Persone e la loro libertà di pensiero ed espressione uccise da altre persone
Persone platealmente schierate, quindi partigiane, uccise da altre persone
A quelle persone diciamo grazie. Per sempre.
A chi sta ancora lottando, mandiamo un abbraccio come lo mandiamo ancora più forte a coloro che hanno amato e ancora amano chi non c’è più.

Degli assassini non parliamo.
Ne parlano già abbastanza coloro che li cavalcano per attingere quanto più odio possibile e diventarne il loro Saruman.
E chi è Sauron?
La storia insegna che non dobbiamo escludere nulla, né quello che ci dicono continuamente, terrorismo da integralismo islamico, né il suo opposto che non ci dicono mai, terrorismo di Stato. La verità sta nel mezzo? Ogni volta è storia a sé.
Ma la storia insegna che ci hanno sempre inventato e creato dei nemici da combattere per giustificare ogni guerra.
Ci hanno fatto bere che la prima guerra mondiale, milioni di morti, nazioni distrutte e natura devastata, è scoppiata per colpa di un solo e singolo omicidio. Per un omicidio, noi, ci distruggiamo così? Chissà, magari c’è ancora qualcuno che ci crede.
Ci hanno fatto bere che durante la seconda guerra mondiale, nel bel mezzo di una Europa messa a fuoco e fiamme, un piccolo stato di nome Svizzera si è dichiarato neutrale e le dittature nazifasciste che invadevano tutto e tutti gli hanno pure risposto: “Certo, vai tranquilla, noi ti rispettiamo. Invadiamo tutta Europa, ma non te, che sei piccola, brava e buona”. Chissà, magari c’è ancora qualcuno che ci crede ancora.
Ci stanno facendo bere che l’Isis è il male di tutto e con loro gli integralisti islamici. Ma questo Isis, da dove prende le armi? Chi le produce? Chi ci guadagna? E perché se sono così cattivi, non siamo lì, con l’Onu, tutti insieme a difendere Kobane? E perché questi Curdi che combattono il “Male del mondo” vengono lasciati soli? E perché il leader curdo Abdullah Öcalan, dopo 65 giorni dalla sua richiesta di asilo politico nel nostro paese, il 16 Gennaio 1999, vide negata la sua richiesta e fu gentilmente invitato dal nostro Governo D’Alema ad uscire dal paese? Perché tutti parlano dei Curdi, che però lasciamo soli, e nessuno parla del leader Öcalan che dal 15 Febbraio 1999 in cui fu arrestato a Nairobi dai servizi segreti turchi, è rinchiuso nel carcere di massima sicurezza ad İmralı, un’isola del Mar di Marmara? Un carcere tutto per lui. Ad personam. Da 16 anni. E una marea di libri scritti sulla Resistenza, il Pacifismo, la Storia e la Filosofia. Chissà, magari ce ne fottiamo per altri 12 anni, poi, come Mandela, lo facciamo diventare un eroe di tutti e lo usiamo dappertutto come se fossimo sempre stati dei suoi strenui difensori.
Chissà a quante cose crederemo ancora e ancora.
Tanto fumo, ma niente arrosto e neppure di natura cannabinoide.
Non ci resta che concentrarci su di noi.
Noi non possiamo scrivere di essere Charlie Hebdo.
Certo, conoscevamo i vignettisti, ma non abbiamo mai letto la loro rivista.
Sul loro sito appare questa scritta: Je suis Charlie Hebdo
Cliccandola appare la stessa scritta ma in lingue diverse.
E dal tragico giorno (due giorni fa) è iniziata una reazione a catena e molti hanno pubblicato in siti, fb o semplici messaggi whatsapp la scritta, una vignetta o delle semplici matite.
Quindi vuol dire che queste persone sono tutte dei loro lettori?
Il dubbio ci assale.
O noi facciamo parte di quella piccola nicchia che non leggeva il loro settimanale oppure la maggior parte sono come noi e quel messaggio vuol dire qualcos’altro.
Forse vuol dire che sono tutte per la libertà.
Forse vuol dire che sono tutte per la libertà di pensiero, di parola, di opinione, di religione, di non religione, etc, etc.
Forse vuol dire che sono tutte a favore della satira, anche quando la matita o la penna colpiscono i propri usi e costumi, il proprio microcosmo, i propri pensieri, le proprie parole, le proprie azioni o addirittura il proprio credo, come quella con la SS.Trinità impegnata in un menage a tre.
Forse vuol dire che sono tutte per la satira e quindi sono in primis portatori sani di autoironia.
Forse vuol dire che sono tutte aperte al prossimo con un sorriso.
Forse che tutte credono nel grande comandamento libertario: una risata seppellirà tutti e tutto.
Forse che tutte sanno che anarchia non vuol dire caos, ma il suo opposto.
Forse che sono tutte socratiche, curiose e sempre pronte a mettere in dubbio, se stesse in primis.
Forse che sono tutte pronte a dire la loro, davanti agli altri, pubblicamente, anche quando sono le sole a pensarla così.
Forse che sono tutte persone partigiane e che sono pronte a tutto, anche a mettere repentaglio la propria vita per la causa comune e la libertà del prossimo.
Forse che sono tutte capaci di non fermarsi solo a condannare due o tre assassini, ma di capire che forse, se questa violenza dilaga in tutto il pianeta, forse dobbiamo valutare se la povertà c’entra, se c’entra la fame, le guerre, le malattie non curate perché costano troppo. E magari c’entrano le tirannie che sottomettono e rubano per dare a chi paga. Forse che c’entra l’Anello del Potere e il suo Signore.
Forse che tutte hanno tante continue domande in testa e dubbi a riguardo di quello che accade a casa nostra, ovvero il mondo intero, come la Siria, per esempio, che fino a qualche anno fa era un posto bellissimo e di pace e ora è un paese distrutto dove circolano più proiettili che pane. Forse che la colpa non è solo di chi spara, ma soprattutto di chi mette armi nelle mani di disperati e di chi ci guadagna da tutto questo caos.
Forse che sono tutte contro la guerra.
Forse che sono tutte contrarie ad ogni forma di violenza, che sia fisica, psichica o sociale, in qualunque parte del mondo.
Forse che tutte sentono come propria, ogni violenza fatta ad un altra persona, anche se non la conoscono.
Forse che tutte vogliono un mondo in cui ogni persona abbia una vita dignitosa, anche a costo di ridurre o cambiare il proprio stile di vita.
Forse è davvero così.
Ma se tutti fossimo così da sempre, il mondo sarebbe così?
O forse, il problema è che lo siamo solo per un giorno e poi via, come sempre?
Ma perché siamo tutti presenti sempre a declamare il morto e pochi a partecipare al progetto quotidianamente e quotidianamente difenderlo?
Allora Essere Charlie Hebdo, forse, vuol dire Essere con i mussulmani che mettono la loro faccia in “Not in my name”.
Allora Essere Charlie Hebdo, forse, vuol dire semplicemente Essere.
Allora, forse, siamo anche Shakespeare: Essere o non Essere?
Essere o non Essere pronti a tutto, perfino a morire per i sogni e per la libertà di perseguire i sogni?
Perché i sogni sono solo un lusso di chi è pronto a tutto, perfino a morire per la loro sopravvivenza.
E soprattutto Essere non vuol dire Essere contro qualcuno.
Perché Essere l’antitesi di un altro vuol dire Non Essere,
perché se quell’altro sparisce, sparisce anche chi viveva nel dargli contro.
Pace a tutte le persone cha hanno deciso di Essere portatori di Pace.
E agli altri?
Prima un doloroso esame e presa di coscienza e poi, anche a loro, Pace.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *