Al G8 di Genova, per due soldi, lo stato di diritto il potere dello stato torturò ed annullò.

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E infine la Corte di Strasburgo decretò che lo stato, governato da politici, che avevano comandanti, che ordinarono a degli uomini armati, che, nella notte tra il 20 e il 21 Luglio 2001, non proteggerono, ma picchiarono e torturarono dei cittadini che erano lì per esercitare il loro sacrosanto diritto di parola contraria.
Al G8 di Genova, per due soldi, lo stato di diritto il potere dello stato torturò ed annullò.

La bella notizia?
Lo Stato Italiano è stato condannato per reato di “tortura” nei confronti di Arnaldo Cestaro, allora  62 anni, vittima del pestaggio, anzi vittima di tortura, che decise con grande coraggio di intraprendere un viaggio che non sapeva quando e dove lo avrebbe portato.
A lui e a tutti quelli che hanno resistito il nostro grandissimo grazie.
La seconda bella notizia è che lo Stato Italiano è stato condannato perché, contrariamente a quanto dovrebbe, non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura (non stiamo parlando di preistoria, tantomeno di storia, ma di terribile presente).
La brutta notizia?
Che lo Stato Italiano ha torturato.
Che, dopo Genova, non ha legiferato per evitare di ripetersi ancora.
E qui vengono in mente le parole di una canzone di Caparezza:
“…Non siete Stato voi, uomini boia con la divisa che ammazzate di percosse i detenuti. Non siete Stato voi con gli anfibi sulle facce disarmate prese a calci come sacchi di rifiuti…”
Ora ci siamo, ma è solo l’inizio.
Prima di tutto c’è da rendere giustizia a tutte le vittime, poi c’è da restituire dignità e verità ad un movimento. E poi c’è da chiudere il cerchio. La filiera è lunga, le responsabilità tante. Sempre che non vogliano difendersi dicendo che erano ordini. La banalità del male che si ripete ancora. Per poi pompare il giorno della memoria. Il controsenso infinito. E disumano.
Riportiamo solo il finale (anche se vi consigliamo di leggerlo tutto!) dell’articolo di Nick Davies, pubblicato sul “The Guardian” il 17 Luglio 2008, tradotto da Maria Giuseppina Cavallo e da oggi su internazionale.it (http://www.internazionale.it/notizie/2015/04/07/genova-g8-inchiesta):
“…La lezione della Diaz

È una storia di fascismo. Circolano molte voci che poliziotti, carabinieri e personale penitenziario appartenessero a gruppi fascisti, ma non ci sono le prove. Secondo Pastore, però, così si rischia di perdere di vista la questione principale: “Non si tratta solo di qualche fascista esaltato. È un comportamento di massa della polizia. Nessuno ha detto no. Questa è la cultura del fascismo”. La requisitoria di Zucca parla di “sospensione dello stato di diritto”.

Cinquantadue giorni dopo l’irruzione nella Diaz, diciannove uomini usarono degli aerei pieni di passeggeri per colpire al cuore le democrazie occidentali. Da quel momento, politici che non si definirebbero mai fascisti hanno autorizzato intercettazioni telefoniche a tappeto, controlli della posta elettronica, detenzioni senza processo, torture sistematiche sui detenuti e l’uccisione mirata di semplici sospetti, mentre la procedura dell’estradizione è stata sostituita dalla “consegna straordinaria” di prigionieri.

Questo non è il fascismo dei dittatori con gli stivali militari e la schiuma alla bocca. È il pragmatismo dei nuovi politici dall’aria simpatica. Ma il risultato appare molto simile. Genova ci dice che quando il potere si sente minacciato, lo stato di diritto può essere sospeso. Ovunque.”

La rabbia è tanta, le parole, che ci escono, ci accorgiamo essere sempre più rabbiose, quindi concludiamo con le parole tratte dal nostro primo libro, il nostro Diario Afgano, dove l’autore conclude con più di 15 pagine di ringraziamenti e tra questi:
“Grazie a tutte le persone che per colpa di altre hanno perso anche solo per un attimo il diritto di esistere, a partire da quelli della Scuola Diaz e di Bolzaneto: a Voi Tutti dedico ogni giorno la mia giornata della Memoria affinché non si dimentichi che stiamo continuando a farlo, un crimine contro l’Umanità vestito di una Illegale Legalità; ai loro aguzzini auguro un lavaggio della coscienza, doloroso ma necessario per le loro Anime e per tutti Noi.”
Pace

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