Si è partiti da casa la mattina del 25 Aprile, ma siamo arrivati in Piazza Maggiore che era il 4 Novembre. Forse Carnevale: il malcostume che soffoca una Memoria agonizzante.

25 Aprile 2015
Non si dovrebbe mai saltare questo appuntamento, ma questo 25 Aprile è più speciale, l’Italia liberata compie 70 anni.
Se poi ci aggiungiamo che il periodo storico ha bisogno di coscienza, di anima e di resistenza come l’aria, beh… non si può proprio mancare. Quindi ci organizziamo.
Sveglia, musica partigiana di sottofondo, doccia, colazione, i più fortunati hanno fatto pure l’amore e poi via, tutti carichi, chi a piedi, chi in bus, chi in bici, comunque tutti in Piazza Maggiore. Punta ore 9.30. Puntuali. Ma non puntuali come sempre, stavolta veramente puntuali, la Resistenza non può e non deve aspettare.

Nel tragitto vengono in mente le canzoni, le storie, le immagini, le Brigate Partigiane locali che avevano iniziato a liberare Bologna fin dalla sera prima con compagni caduti a poche ore della libertà; la Brigata Majella che, non paga di aver liberato la sua terra, entrava a Bologna per aiutare i compagni a spazzar via i NaziFascisti da ogni centimetro nazionale; i Polacchi, venuti a dar la vita e liberare un paese che non avevano mai visto e conosciuto prima e poi quelle immagini di tutti insieme, comprese le truppe alleate multiculturali e il popolo, a rivivere Piazza Maggiore. E così carichi, emozionati e sorridenti, ci dirigiamo all’appuntamento sognando una Piazza gremita di persone affamate e bisognose di quegli stessi ideali che avevano permesso a dei contadini di liberarci e donarci di nuovo la libertà.
Certo, ci piace sognare, ma siamo comunque realisti e sappiamo che quello che troveremo sarà il reale e non l’ideale.
Di fronte a noi si apre la Piazza… siamo oltre, siamo al surreale.
Il crescentone è pieno di mezzi militari, tutti d’epoca, con una marea di figuranti in costume, tutti militari e tutti d’epoca, tutte star per i selfie del popolo.
Ci cerchiamo, ma siamo disorientati e non ci troviamo.
L’ottimismo è già andato, ora resta la speranza di un qualcosa, sì, ma che cosa?
La festa di Liberazione… dov’è?
Il popolo, non quello selfie, il popolo che vuole essere partigiano, dov’è?
Chiediamo in giro, nascondendo le nostre emozioni che vanno dalla tristezza più profonda all’incazzo più totale.
Ci dicono che è una ricostruzione storica dell’evento.
Ah… ok… ma nel ’45, in piazza, c’erano alcuni mezzi (non tutta la piazza), partigiani e alleati e soprattutto tanti bolognesi.
Ma resta un dubbio?
Nel 45’, i nazifascisti erano in piazza?
No, quel giorno erano spariti, stavano scappando.
Oggi invece ci sono. Un messaggio subliminale?
Saranno anche figuranti, ma vedere mezzi tedeschi con sopra figuranti in divisa tedesca e nazista e qualche fascista in giro a piedi fa male all’anima.
Ma se non è una ricostruzione storica, cos’è?
Una parata?
Il 25 Aprile?
Forse siamo entrati in un verme spaziale (worm) che ci ha trasportato nel tempo fino al 4 Novembre? No, non è Interstellar. Qui ci sono solo stellette.
Non stiamo bene, come società intendiamo.
Anche noi non scherziamo.
La rabbia sale, la tristezza pure e lo sconforto dilaga nel vedere la gente ridente.
Ma dov’è la nostra Bologna?
Dov’è la nostra piazza?
E la festa?
Ok.
Andiamo in Piazza Nettuno, verso le foto dei nostri partigiani.
Troviamo transenne, militari ovunque (quelli veri, di ogni arma e di là e di qua dalle transenne). Alcune persone si sono naturalmente spinti verso le foto, ma vengono gentilmente invitate a mettersi di là dalla barriera, perché c’è il picchetto militare d’onore e le autorità.
Ma non è la nostra festa?
Non è la festa del popolo?
Appunto.
Dov’è il popolo?
Assente non giustificato.
Solo un bacchetto dell’Anpi dove finalmente ci troviamo tutti.
Ci abbracciamo.
Una piazza transennata con un corridoio di collegamento al palazzo del potere.
Vediamo un non più giovane con basco nero e felpa rossa perso nel vuoto.
Ci avviciniamo, ci presentiamo e iniziamo a conoscerci, uno spirito ancora partigiano nonostante abbia il doppio dei nostri anni. Di alcuni forse il triplo. Lui quel giorno era proprio in piazza, se lo ricorda bene.
La cosa amara: non riconosce la sua città.
La cosa bella: ci dice che resistere non è solo un dovere morale dell’anima, ma fa bene anche al corpo, lo mantiene giovane! E ci regala aneddoti, storie e sorrisi.
Lo abbracciamo.
Intanto dentro al recinto inizia il picchetto d’onore, poi il discorso dell’autorità.
La gente piano piano entra, noi pure, stiamo dietro e decisamente poco poco contenti, anche se, per il pienone che c’è, potremmo arrivare tranquillamente in prima fila senza toccare una persona.
Inizia Stefano Bonacini, Presidente della Regione Emilia Romagna.
Poi per fortuna finisce.
Le solite parole.
Come dice il suo collega Cangini? Fatti, non…
Resta il fatto che tra quei pochi c’è chi applaude pure.
Vai te a dirgli che non è Palmiro.
Poi è il turno di Renato Romagnoli, Presidente dell’Anpi Provinciale di Bologna.
Parole nate dai fatti.
Qualcuno potrebbe dire che le sue parole non picchiano abbastanza.
Se chi parla avesse 40 anni, d’accordissimo.
Ma sul palco c’è uno nato nel ’26, partigiano vero, uno di quelli che ha partecipato alle battaglie storiche della Liberazione dei prigionieri del Carcere di San Giovanni in Monte, della Bolognina, di Porta Lame, insomma uno di quelli che noi ringraziamo da sempre.
L’unico che potrebbe recriminare qualcosa è lui, con una città che non solo ha dimenticato, ma che ora nuota beota nell’indifferenza. E Invece continua e resiste.
Grazie Italiano!
Si poteva iniziare e finire con un partigiano e invece, l’unico cazzuto, l’hanno messo in mezzo ai due… politici.
E’ il turno del Sindaco Virginio Merola.
Che chiude lacrimando sulle parole Resistenza e Libertà.
Peccato che la prima cosa che ci viene in mente guardandolo è il People Mover.
Ha ragione lui, c’è proprio da piangere.
Poi tutto è finito.
Le autorità contente, appagate e gonfie tornano nei loro palazzi.
La piazza del Nettuno si comincia a riempire del popolo che era rimasto per lo più nell’altra piazza, a selfizzarsi con i figuranti partigiani, alleati e nazifascisti (la festa delle forze armate se la sogna una festa così!) ma adesso è impossibile, sono obbligati ad andarsene, troppo smog, tutti i mezzi hanno il motore acceso e così il quadro resta per un tempo infinito (15 minuti?) in attesa di organizzarsi e partire tutti in carovana e fila indiana.
Poi tutto finisce.
La piazza si svuota e resta silenziosa, avvolta in una nube tossica e nera.
Finale geniale
Buona liberazione a tutti.

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