Il Black Friday di Fidel

Fidel Castro
Fidel se n’è andato lo scorso venerdì 25 novembre, è uscito di scena non in un venerdì qualunque, ma in quello con il mondo in overdose consumistica; non un giorno qualunque, ma il suo opposto: nero e capitalistico. Che l’abbia fatto apposta?
Che sia stato il suo ultimo atto rivoluzionario?

Questa opzione, nonostante tutto, ci risulta ancora abbastanza reale, soprattutto se la confrontiamo con le parole trovate nel vomitatoio della rete, dove tutti diventano saccenti su tutto, dalla riforma costituzionale alla scuola, dalla sanità alla micro e macro finanza, passando da approfondimenti saltuari su alluvioni, terremoti e giustizia divina.
Una volta, se qualcuno diceva una stronzata, non lo ascoltavano neanche al bar e, forse, nel suo lungo tempo solitario, rifletteva. Ora non c’è tempo per riflettere.
Nel secolo scorso i contadini, “ignoranti e volgari”, grazie alla loro “consapevolezza e umiltà” sono riusciti a scrivere la storia con la resistenza e con le proteste di piazza.
Ora la situazione è leggermente più critica, tutti dicono la loro (noi compresi) e pochi ascoltano. Il risultato? Un’equazione drammatica: ignoranza-volgarità-presunzione-saccenza-arroganza= inconsapevole involuzione umana.
Non potevamo non dire due parole anche noi su Fidel, ma lasciamo ad altri e alle loro parole il giusto tributo ed epitaffio per il rivoluzionario cubano. Ne abbiamo scelti tre, uno lungo, uno corto e uno istituzionale:
Il Black Friday è completo, manca solo la ciliegina.
Ah, no, c’è anche quella, è l’epitaffio scritto da Roberto Saviano (fotopost su fb):
“Morto Fidel Castro, dittatore. Incarcerò qualsiasi oppositore, perseguitò gli omosessuali, scacciò un presidente corrotto sostituendolo con un regime militare.
Fu amato per i suoi ideali che mai realizzò, mai.
Giustificò ogni violenza dicendo che la sanità gratuita e l’educazione a Cuba erano all’avanguardia, eppure, per realizzarsi, i cubani hanno sempre dovuto lasciare Cuba non potendo, molto spesso, far ritorno.”
Che dire?
Se una persona di 37 anni, consapevole di essere ascoltato da un sacco di gente che lo reputa un illuminato, riduce la storia di Fidel a così poche righe di parole così pesanti, vuol dire che: o è arrivato lì per caso e non ha gli strumenti per starci o sa benissimo cosa sta facendo. D’altronde non è la prima volta in cui semplifica e banalizza, come fece quando descrisse Israele come stato democratico (e per questo ebbe l’onore di ricevere un video messaggio di Vittorio Arrigoni).
Noi non definiamo democratica l’Italia, figuriamoci Israele! E Cuba? Un paese resistente liberato da un popolo resistente guidato dal suo Fidel, morto in piedi con il pugno alzato. Ed è a lui che mandiamo un abbraccio, diciamo grazie e lo salutiamo con il pugno della mano.
Pace

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