Buon viaggio Dj Fabo

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Oggi Dj Fabo ha fatto ciò che voleva (qui il suo video-appello).
Come persone di questa società ti chiediamo scusa per non essere stati in grado di aiutarti.
Come Collettivo ti abbracciamo e ti auguriamo buon viaggio.
E aggiungiamo un abbraccio a chi ti ha amato e voluto bene.

Sulla questione senza fine, evitiamo di ripeterci. Ci limitiamo a riportare le parole di Andrea, tratte dal suo diario afgano da noi pubblicato.

“Questo è il mio pensiero e questo, per me, è il mio lavoro:
Aiutare e fornire una cura dignitosa.
Se qualcuno sta morendo,
io devo aiutarlo a vivere serenamente gli ultimi istanti.
Purtroppo le persone che decidono le regole del mio lavoro,
spesso non fanno il mio lavoro,
ma giudicano sempre, sputando le loro verità
trasformandole in sentenze.
E questo è il mio testamento, ma solo per le loro sentenze,
visto che la mia vita è la mia
e io non dovrei chiedere ad alcuno il permesso di viverla
e, quando mi ammalo,
non dovrei chiedere ad alcuno il permesso di non curarmi
o di curarmi e di smettere quando voglio.
Io.
Se sarò impossibilitato di decidere, delego la mia Compagna,
in sua assenza delego mia Sorella,
in loro assenza delego il mio Babbo
e in loro assenza delego la mia Mamma.
In assenza di tutti loro delego un Senatore.
Non ha alcun senso accanirsi a rianimare chi sta morendo.
L’unico senso che ci vedo è assisterlo a morire bene.
Ma la penso solo io questa “eresia”?
L’Economia che fa girare il mondo dice
che non bisogna mai investire su di un progetto in fin di vita;
la Medicina dice che il cervello si è cotto,
che è rimasto solo il corpo,
ma l’anima, i pensieri, i ricordi e i sogni sono già andati
oppure dice che il motore umano si è rotto
e che non ha più senso tentare di aggiustarlo;
l’Etica dice che non ci si può accanire
e incatenare qualcuno alla vita,
ma lo si deve aiutare a non soffrire ed essere libero di morire, morire senza catene;
il Cuore e la Testa pensano ai cani e ai loro padroni
“l’ho dovuto sopprimere, avrebbe sofferto troppo”;
i cani non possono soffrire, come i cavalli,
nessuna bestia può e deve soffrire
e le persone?
Quelle devono soffrire?
Io devo soffrire?
Sembra di sì, visto che negli ospedali italiani non si può più morire, per paura delle reazioni dei parenti, per paura delle richieste di danno o per paura delle reazioni della società,
e quando si muore non è finita; arrivano gli avvoltoi mascherati da politici e giornalisti pronti a cavalcare e creare, a seconda dei casi, commozione o scandalo, eroi o vittime, mai persone.
La Natura dice che il limite è collettivo, che moriremo tutti prima o poi e finché non accettiamo questo, non saremo mai in grado di aiutare nessuno a fare il passo, obbligatorio per tutti.
In quasi venticinque anni di arte infermieristica
ho visto morire parecchie persone;
più il sociale attorno al morente (Familiari e/o Sanitari) non accetta il limite e la morte, peggio è per il morituro e per tutti.
Se avete un figlio, preferite vederlo soffrire o soffocare e morire conscio di tutto, attorniato dalla baraonda sanitaria d’emergenza o essere sul letto, abbracciato con lui, sedato, a riempirlo di coccole e d’amore?
Il modo migliore di salutare qualcuno é sorridere
o almeno farlo il più serenamente possibile.
Ho visto madri abbracciare le proprie creature
e accompagnarle, accarezzandole, baciandole,
stringendosele, facendo sentire tutto l’Amore Dentro.
Prima si accetta e prima si ama e si aiuta.
La mia famiglia mi ha insegnato ad accettare la morte,
la mia vita e le mie passioni hanno consolidato il concetto.”

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