Sanremo, terra di musica e fucina di eroi

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Sanremo, volenti o nolenti, è un evento amato, odiato, comunque seguito. Quel che succede dentro alla scatolina del Festival entra in milioni di case di italiani.
Sulla musica non ci esprimiamo. Come tutti, anche noi abbiamo le nostre preferenze, ma sono gusti, nulla più.
Ma purtroppo Sanremo non è più solo Sanremo e quest’anno lo ha dimostrato portando i suoi eroi sul suo palco, con una parata degna del 4 Novembre.
In un tempo in cui la caccia alle streghe è quotidiana, in un tempo in cui c’è sempre bisogno di un colpevole da incriminare e rinchiudere, in un tempo in cui nessuno può sbagliare, inneggiare agli eroi è rischioso.
Ma cosa vuol dire eroe?


Chi dà prova di grande coraggio accettando sacrifici o andando incontro a pericoli senza necessità.
Senza necessità.
Un infermiere che fa bene il suo lavoro non è un eroe, è una bravo professionista, anche se ogni giorno rischia di sbagliare sulla pelle degli altri e pure sulla sua, per esempio contaminandosi.
Un vigile del fuoco che fa bene il suo lavoro non è un eroe, è una bravo professionista, anche se ogni giorno rischia di sbagliare sulla pelle degli altri e pure sulla sua.
Gli eroi sono quelle persone che rischiano la vita senza doverlo fare, come quel ragazzo “extracomunitario”, indi per la nostra legge clandestino, che si buttò in mare per soccorrere altre vite sconosciute in pericolo. Persone ordinarie capaci di gesti straordinari. Gesta eroiche appunto.
Ma è nell’ordinarietà che un popolo fonda una sana civiltà.
Bertolt Brecht diceva “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi” (chissà se in RAI lo conoscono quel “tedesco esiliato da tre soldi”).

1360745269_a0f9b57003_bMa se proprio dobbiamo trovarli, chi sono gli eroi del nostro tempo? Uno di questi è sicuramente quello che ci racconta e canta uno che a Sanremo c’è stato, Caparezza.

E poi, già che ci siamo, aggiungiamo la canzone di Levante che non era a Sanremo (non certo per colpa del nome) e che parla della nostra quotidianità, che, forse, più di eroi ha bisogno di tante e grandi persone ordinarie:

Ma la cosa più incredibile l’abbiamo trovata nella buchetta della posta venerdì scorso, dove c’era l’ultimo numero di Altreconomia, a cui siamo abbonati da anni.

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Un numero, chiuso in redazione alle 11.00 del 19 gennaio 2017, ma puntualmente avanti nel tempo, visto che la copertina parla di eroi, eroi del XXI secolo, i difensori dei diritti umani e dell’ambiente a scapito della loro libertà e della loro vita. Un numero che apre con il solito editoriale di Pietro Reitano, questa volta incentrato sul valore delle parole e del linguaggio.

Pace

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