Ladri di biciclette 2.0

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Nel 1948 “Ladri di biciclette”, un film entrato nella storia, raccontava quanto una bicicletta fosse indispensabile per sopravvivere. Nel 1973 Fabrizio De Andrè scriveva e cantava “Ci hanno insegnato la meraviglia, verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame (dalla canzone “Nella mia ora di libertà”).

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Un Nobel per la Pace, uno per la guerra e uno per la genialata

Il Nobel per la Pace è ovviamente per lui, Madiba, Nelson Mandela.
A lui un grande grazie, un grande abbraccio e un buon viaggio con un sorriso grande come il suo.
Il Nobel per la guerra è per Obama, unito con Madiba per aver ricevuto lo stesso premio, con la sola differenza che le guerre del sue paese continuano (ma in altri paesi) e la tirannia economica mondiale è sempre più forte. Coccodrillone.
Il Nobel per la genialata è per Francesco, il Papa.

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Il potere politico dei consumatori secondo Francesco Gesualdi

Sabato 7 Settembre, intervento di Francesco Gesualdi al primo evento DES (Distretto di Economia Solidale) di Livorno

“E’ necessario che ci rendiamo conto del grande potere che abbiamo come consumatori; il consumo è un modo di fare politica e con in nostri acquisti è possibile condizionare il comportamento delle imprese.

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La nostra memoria per un click

Non è così?

Politici sensibili che non mancano un appuntamento per ricordare, commemorare, per un click fotografico o video.
Divi e teledivi sensibili che non mancano un appuntamento per ricordare, commemorare, per un click sul telecomando.
Noi, popolo sensibile, che sui nostri blog, socialnetwork, vetrine personali e vetrine di autocelebrazione non manchiamo un appuntamento per ricordare, commemorare chiunque e qualunque evento, l’importante è esserci, per un click su un mi piace.
Piangiamo per i morti di un tempo senza renderci conto di quanti olocausti (et. “sacrifici estremi”) provochiamo oggi con il nostro comportamento.

Interi popoli schiavizzati da un debito pattuito da colonialisti e dittatori, popoli ridotti alla fame per aver grasso in abbondanza nei nostri piatti, popoli in guerra perché noi abbiamo bisogno di materie prime e a basso prezzo, minoranze che non hanno i loro diritti umani, popoli che saltano sulle mine costruite e da noi vendute, popoli schiavi di un mercato che ci chiamano libero ma che libero è solo nella dicitura, il resto è sempre e solo una cosa: dittatura. Da una parte chi la subisce veramente e dall’altra chi si accontenta delle briciole per terra dei loro grassi dittatori.

Per quanto ci possono sembrare cose enormi che ci fanno sentire impotenti, ognuno di noi ha un potere grandissimo. Ha il potere di cercare di essere libero nel pensiero, parlando, confrontandosi e soprattutto ascoltando. Abbiamo il potere di sostenere un certo tipo di commercio, piccolo, sostenibile, più etico, invece che andare nelle anonime catene (che siano di alimenti, libri, vestiti è uguale). Abbiamo il potere di scegliere di consumare meno, di riciclare di riusare. Abbiamo il potere di scegliere. Ecco, forse è semplicemente questo il potere più grande che abbiamo. In ogni singola azione quotidiana possiamo chiederci se è etica o meno e scegliere se portarla avanti o no.

Oggi, come sempre, non solo vogliamo ricordarci di quanto siamo stati disumani, ma quanto purtroppo, lo siamo ancora con il nostro pensare, con il nostro dire e con il nostro fare quotidiano.
Piangiamo la nostra immane violenza contro gli esseri umani nell’Olocausto e ci dimentichiamo degli olocausti in giro per il mondo che finanziamo o semplicemente accettiamo.

Dipende tutto da noi. Singole scelte etiche non ci rendono famosi, non danno visibilità, non sono associate al successo. Ma rendono leggera l’anima e, silenziosamente, più bello il mondo.

Oggi il Collettivo vuole ricordare a tutti noi ciò che ci ricordava il grande Vik e il nostro amico Handala:
Restiamo umani.

E aggiungiamo: sempre, in ogni scelta. Dipende tutto da noi. E, forse, più di tante cerimonie e tanti click, è questo l’unico modo per rendere pace ai morti che furono.

Pace

Appunti – numero 2

Nell’appunto precedente si è detto che il capitalismo conduce dritto all’individualismo indicando come causa efficente la ricerca del profitto individuale. Vorremmo aggiungere un’altra caratteristica del capitalismo che ha reso l’essere umano occidentale per lo più incapace di vivere in armonia con gli altri: il concetto di libera concorrenza.

Noi pensiamo che attraverso l’affermazione del concetto di libera concorrenza, sia avvenuta una manipolazione della coscienza dell’essere umano rendendola completamente asservita ad interessi che nulla hanno a che fare con la sua stessa natura.

La propaganda e la retorica liberista, attraverso tutti gli strumenti a disposizione del potere (politica, mass media, cultura predominante), ci inculcano continuamente l’idea che senza libera concorrenza non ci sarebbe sviluppo, cioè non verrebbe creata ricchezza.

Tutto ciò non può essere considerato vero.

Lo sviluppo economico è solo l’effetto di un regime economico di libera concorrenza che, secondo i parametri predeterminati dal tipo di società considerata, possa dirsi funzionante nel modo migliore, effetto che, a ben vedere, viene prodotto anche da un sistema economico non in libera concorrenza, anch’esso funzionante in base agli stessi parametri.

Per chiarirsi, mettiamo a confronto due realtà economiche complesse, che si pongono sostanzialmente gli stessi obbiettivi economici (crescita del PIL), ma che si differenziano in quanto l’una più rispettosa del principio di libera concorrenza dell’altra, rispettivamente l’Italia e la Cina. Non mi sembra che ci siano molti dubbi su quale sia l’economia che in questo momento stia andando meglio a livello di produzione di ricchezza.

Quindi, se la capacità di creare ricchezza è solo eventualmente l’effetto di un regime economico in libera concorrenza, qual’è il suo elemento caratterizzante, che lo rende differente da un regime economico non in libera concorrenza?

La risposta sembra abbastanza semplice anche perchè è racchiusa nelle stesse parole che esprimono il concetto: la libertà per chiunque di esercitare il commercio o l’impresa senza limiti.

E il problema sta proprio qui, in questa supposta libertà, eratta a dogma, a comandamento, a sacro principio religioso di quella che non è altro che una religione, il liberismo.

Quello che noi osserviamo nell’esercizio di questa “libertà” non è un qualcosa che possa aiutare l’essere umano ad avere una vita piena, stimolante, ricca di esperienze positive, in armonia con gli altri esseri, con la natura e con se stesso. Tutt’altro. È libertà di sopraffazione, libertà di affermare la propria individualità a scapito degli altri esseri. È la legge del più forte, del più scaltro, del più determinato a perseguire il proprio profitto individuale.

Gli esempi sono tanti, prendiamo il mondo del commercio al dettaglio.

L’effetto più macroscopico della libera concorrenza in ambito commerciale degli ultimi trentanni è stata l’affermazione della grande distribuzione che ha portato alla sistematica chiusura di quasi tutte le botteghe di alimentari, librerie, negozi di giocattoli, drogherie, ferramente, mercerie e via elencando. Dietro alle quali non c’erano macchine, ma esseri umani con le loro famiglie che sono rimaste senza un reddito.

Ma non solo, perché il barbaro sistema della libera concorrenza non miete solo le sue vittime nello scontro del forte con il debole, ma anche nello scontro tra deboli.

Questa “libertà” permette a chiunque di aprire un qualsiasi tipo di esercizio commerciale in qualsiasi luogo della città. Così che, se in una via ad esempio ci sono già tre bar, è possibile aprirne un altro, più luminoso degli altri, più trendy, con una barista particolarmente carina, in grado quindi di attirare la clientela che era già degli altri bar e che conseguentemente vedono diminuire i loro guadagni (magari al punto tale da dover chiudere).

Libera concorrenza quindi, cioè esseri liberi di adottare qualsiasi mezzo per sottrarre ad altri la fonte del loro sostentamento.

Pace

Ehi sorella!

Ehi sorella, rispondi a questa domanda: cos’è che ti lega agli altri esseri umani? Non quelli che conosci, non i tuoi amici o famigliari, con i quali si presume tu abbia un rapporto di affetto o d’amore o robe del genere. Intendo quelli che incroci quotidianamente, al lavoro, a scuola, per strada, nei locali, con cui non scambi neppure una parola, quelli che non hai mai visto e che mai più rivedrai. Ti chiedo questo sorella perché io penso di averla una risposta, che non mi piace affatto. Perché la risposta è: nulla. Pensaci un attimo sorella, cerca di guardare dentro te stessa e dimmi: quel tizio fermo al semaforo a bordo della sua macchina oppure la tizia che parla al telefono mentre esce dalla porta di casa, ne avrai visti a migliaia, secondo te, a che cazzo pensano? Di che cosa parlano? Quali sono i loro sogni? Quali sono le loro preoccupazioni? Non ne hai idea vero? Anzi, non riesci neanche ad immaginarlo. È così, no? Mi dirai, saranno poi affari loro. E qui sta il punto sorella. Non sono solo affari loro. Come pure i tuoi problemi o le tue gioie, non riguardano solo te. Non sto dicendo cose strane sorella perché vedi, se ci pensi un attimo, l’individualismo, cioè quella invenzione maledetta del novecento che ti fa credere di essere la cosa più importante di questo universo, mica esisteva prima. Fino a quando, a partire degli anni ’60, il capitalismo made in USA non ha cominciato a distruggere prima e rimodellare poi le nostre coscienze, l’uomo, di qualsiasi estrazione sociale fosse, viveva la sua vita COLLETTIVAMENTE. Era il collettivo a prevalere sull’individuo, era il noi a prevalere sull’io, sorella. La coscienza di classe, i legami della famiglia allargata, i rituali religiosi, i condomini a ringhiera dei quartieri operai nelle grandi città del nord o i rapporti di mutuo soccorso degli abitanti delle campagne. Tutto questo esisteva, fino a quando la grande sbornia consumistica non ha distrutto tutto. Tu mi dirai, sorella, che la libertà di farti i cazzi tuoi che hai ora, se vivevi in un villaggio di montagna a contatto sempre con le stesse persone, te la scordavi.  Sì è vero, ora puoi fare quel cazzo che ti pare, la “casa delle libertà” o il “popolo della libertà”, l’hanno chiamato questo paese. A determinate condizioni però. Se hai i soldi. Se hai la salute. Se hai il tempo. Se, se, se, se. E se tutte queste cose non ce le hai? O le perdi? Sono cazzi solo tuoi sorella, non ci sarà nessuno ad allungarti una mano. E sai perché? Per la ragione della domanda iniziale: perché la libertà che ci ha regalato il capitalismo ha spezzato tutti i legami esistenti tra gli esseri umani e gli ha sostituiti con il nulla. E se nulla ti lega agli altri esseri umani, nessun essere umano sarà disposto a venire in tuo soccorso quando hai bisogno. Concludo sorella, con un correzione ed una spiegazione. Non è vero che il capitalismo made in USA ha distrutto tutti i legami tra gli esseri umani senza sostituirli con qualcosa. Un legame è rimasto ed è stato potenziato al massimo: l’interesse economico. Ed è proprio per l’incontrastato dominio di questo legame che mi rivolgo a te sorella. Perché solo tu sorella, in questo momento storico, conosci intimamente un legame diverso, che non ha niente a che vedere con l’interesse economico. Il legame con la creazione della tua maternità. Tuo figlio sorella. Solo tu sorella sai cosa vuol dire amare e sacrificarsi in modo del tutto disinteressato. E allora ti chiedo, sorella, di aiutare i fratelli a capire. Che l’uomo non è quello che la macchina infernale del capitalismo ha manipolato, è un essere propenso naturalmente all’aiuto disinteressato degli altri esseri. Non è un individuo, è un COLLETTIVO con tutti gli altri esseri.

Pace

La cattiva e la buona Novella di FerrAgosto 2012

 

Ferragosto si avvicina e, come ogni anno, la maggior parte dell’Italia chiude e così anche noi, ma potevamo lasciarvi senza parole?
Ovvio che sì, potevamo, ma non ce la possiamo fare e così cerchiamo di essere leggeri e alternare cattive e buone per una sana lettura sotto l’ombrellone.
Ma chi va in vacanza? Chi se lo può permettere.

Ma chi se lo può permettere? Il popolo? Andare in ferie con il pensiero di come andare avanti è una vacanza?

I politici fanno le vacanze. Ma loro, secondo noi, non se lo potrebbero permettere con i pensieri che dovrebbero avere e invece ci vanno.

A parer nostro, il prendersi cura del nostro paese non è un lavoro, ma una missione.
Chi fa politica, chi siede nel palazzo, dovrebbe dedicare anima e corpo per il suo paese. Pochi anni e poi via, ma in quel tempo, ti devi spremere come un agrume, sennò diventa un lavoro e se così è, allora è giusto vederli ovunque, mare e montagna d’estate, sempre a qualsiasi manifestazione o evento, mare e montagna d’Inverno, in Tv sempre e comunque.
I nostri politici, quelli nostri immaginari, arrivano, pochi anni a lavorare sempre e poi via, a tornare alla vita comune. Non vi piace. Non fatelo. Nessuno vi obbliga.
In effetti loro non vanno mai in vacanza e quando noi siamo più spenti di quanto lo siamo normalmente (spenti) ci passano cose senza che noi ce ne accorgiamo. per esempio, l’anno scorso, il 2 Agosto, nessun politico si presentò a Bologna per commemorare le vittime della strage. Qualcuno disse che non venivano perchè i fischi non sono democratici (?), loro nel frattempo, rimasti a Roma, hanno legiferato una cosa “molto umana”. Mettiamo che dai noi scoppia la guerra civile, mettiamo che arrivi fame, povertà e violenza, mettiamo che qualcuno di noi tenti di scappare, mettiamo che qualcuno di noi ce la fa e arriva e cerca aiuto in un paese più civile. Cosa vi troviamo? Una legge speciale tutta per noi e 18 mesi in un Cie. A loro non interessa chi siamo, come, dove, quando, cosa, perché… questa è la legge passata il 2 Agosto 2011: e-legge-18-mesi-nei-cie-per-i-senza.html
Tranquilli… non è per noi italiani, noi viviamo in un paese ancora in Pace, siamo noi che adesso rinchiudiamo chi arriva dalla sfiga, in una prigione per un anno e mezzo.
Che ci regaleranno quest’anno?
Nulla di nuovo invece dalle nostre migliori e decennali testate giornalistiche, che, sempre e solo secondo il nostro ignorante parere, in vacanza ci sono invece ormai da un bel po’, mataccine senza ritegno che riportano senza pensare; sono giorni, mesi, anni che riportano cosa dicono i banchieri, ma a noi interessa dove sono (e questo governo li ha infilati ovunque perché non bastavano quelli che ci governano, ora li abbiamo anche alla rai!), cosa hanno fatto, ma soprattutto cosa stanno facendo; e pochi reporter denunciano. Perché?
Taranto è una delle città più inquinate, cielo rosso, scarichi in mare, polveri spesso e volentieri, statistiche sull’incidenza del cancro sopra ogni media;  dovrebbe bastare molto meno per scatenare l’ira di tutti e invece anni di silenzio; ora un grido di allarme, ma è nel buio: dovremmo guardarci negli occhi e dire, ora basta, gli operai li facciamo lavorare per bonificare invece di obbligarli a scendere in piazza a difendere un posto che uccide tutti.
Ma come dice Vasco… c’è chi dice no. Non santifichiamo Vasco, ma quel poeta, maledetto per lo standard sociale vigente, ne ha detta una fresca fresca: legalizziamola ( C’è chi dice no). Ovvie le risposte di una politica proibizionista. Peccato che il paese amico e esportare di democrazia in tutto il mondo a suon di finanza e di armi, nella cuore della sua grande mela, ha fatto vedere come si gestiscono queste cose. Cinquantenne, afroamericano, sospettato di possedere marijuana, ha sfidato i SuperPoliziotti. Lui solo, con un coltello molto molto lungo e loro, circa una dozzina (e siamo stretti) tutti belli armati, il tutto vicino a Times Square in mezzo alla folla.
La nostra idea di aiuto: aspettare fino che non è stremato, mentre noi ci diamo il cambio e quando cede… aiutarlo.
La loro: una dozzina di colpi e caso archiviato, compresa la sua vita.
La cosa più preoccupante: la nostra tolleranza a tutto questo.
Tutori della legge
Tutori della legge 2, la Vendetta
Tutori della legge 3, Scontro finale
In tv i poliziotti sono sempre così bravi, buoni, simpatici, umani e comprensivi. E ai nostri beniamini passiamo qualche atto ingiusto, d’altronde sono persone speciali. Cinema. Quel cinquantenne era una persona, forse non speciale, ma che importa, era vera e questi lo hanno crivellato. Vita Reale. E morte Reale, in diretta.
E noi? Dove sono i nostri Pop Corn?
E mentre noi mangiamo succede la “vera” tragedia: Ridge lascia Beautiful dopo 25 anni. Invaso da messaggi di amore, implorazioni a restare, imprecazioni, ringraziamenti e accuse di tradimento ha detto che tra poco spiegherà il perché del suo addio. Chissà, forse si è stancato di fare due pranzi di Natale, due Capodanni, due Ringraziamenti, si è stancato di confondere sua madre con Stephanie e di sapere che il suo grande amore, per questa società, non è sua moglie, ma Brooke e Taylor.
C’è chi invece non si dimentica della crisi neanche a Ferragosto. In Italia uniamo l’utile al dilettevole, e riusciamo a protestare con un tuffo in mare, meglio che niente: Acqua sul fuoco
Chi invece getta fuoco, nel senso più filosofico del termine, sull’acqua e sui beni di prima necessità è uno “sceriffo” spagnolo, che in controtendenza con la società vigente, decide di dare da mangiare a chi da mangiare non ha (e tutti a puntare il dito contro di lui e nessuno contro il sistema, mah…)
Capitanos Harlock
Chiudiamo con lo Sport.
Le Olimpiadi sono finite, abbiamo crocifisso la Strega di Turno e il nostro modello medioevale da Santa Inquisizione continua a gonfie vele; ad Alex, colpevole, secondo noi, solo di debolezza, un nostro umano abbraccio. Ora, invece di crocifiggerlo, magari, potremmo aiutarlo, o no? Cominciando da noi, lasciarlo in pace.
Dopo aver sognato in quel mercoledì da leoni, dopo aver sognato di essere anche noi ribelli e liberi a cavalcare onde, ora ci svegliamo e vediamo che anche alcuni di loro hanno ceduto, ma forse non sono veri surfisti, almeno è quello che speriamo: il surf, nato nel mare, finisce in un non luogo, l’aeroporto di Monaco, come noi nelle nostre domeniche da anime di pecore svendute in uno zoo, dentro a gabbie a comprare soli di cartone.
Surf molto Economico, poco economico e per nulla Ecologico
Molto Economico deve essere stato il calcio scommesse, che ha celebrato la sua fine pre-campionato con alcune condanne, tra cui la squalifica di 10 mesi per Conte, l’allenatore della Juve; e il buon Zeman non si astiene dalla sua e si chiede che senso abbia squalificarlo se poi può allenare la squadra per poi dirigerla allo Stadio dalla tribuna?  (Zeman, uno che dice no) ZemanFantasia in ZemanLandia? Comunque sia sempre ZemanSimpatia e il Collettivo, sebbene calcisticamente disinteressato, sportivamente parlando quest’anno tifa Zeman, tifa pulito e tifa spettacolo.
Come in ogni tg che si rispetti (evitando quindi parole su caldo, afa, cibo, vacanze, ricette…) chiudiamo con due ultime notizie:
nel paese dello Zio Sam, le donne non fanno valere la loro differenza dicendo sempre più no alla guerra degli uomini (vedi Lisistrata di Aristofane), ma lottano e ottengono la parità con gli uomini: da pochi giorni la prima donna lesbica generale. Magari è il virus, entra nel sistema e sistematicamente lo cambia. La speranza è l’ultima a morire
il pensiero del per nulla mataccino Paolo Barnard, sarà anche poco sorridente, ma per sorridere di questi tempi un ombrellone non basta più.
Mazzata finale
Pace

Dubbio Amletico del 19 Luglio 2012: Non è che le banche usano i nostri soldi per fare la guerra, vero?

Siamo tutti contro la guerra?

Siamo tutti davvero contro la guerra?

Per essere contro la guerra basta dire di essere contro la guerra?

Ma se noi diamo i nostri i soldi a chi fa la guerra, non siamo più contro la guerra, vero?

O ne siamo complici?

Se noi compriamo qualcosa, tipo la pasta, da una marca che finanzia la guerra, siamo contro la guerra?

O ne siamo complici?

E se diamo i nostri soldi alle banche e queste finanziano la guerra, siamo contro la guerra?

O ne siamo complici?

Essere complici della guerra vuol dire volerla, farla, finanziarla, avere un tenore di vita che non possiamo e non dobbiamo permetterci,

essere complici della guerra vuol dire anche dare i nostri soldi in maniera pacifica a chi, poi in maniera non pacifica li investe,

essere complici della guerra vuol dire anche solo star zitti.

Ma siamo davvero tutti contro la guerra?

Banche Armate: un orrore nel silenzio

Pace a tutti

2° Dubbio Amletico del 29 maggio 2012

Signor Monti che tutti chiamano presidente, dice che siamo in un momento di grossa crisi e ci invita a sopportare i sacrifici, ok, siamo d’accordo, la nostra società per lungo tempo è vissuta come non poteva e doveva. Ma con tutti questi problemi perché 2 Milioni di Euro al giorno per la sola Guerra in Afganistan? Perché la parata del 2 Giugno? Non possiamo mandarli tutti ad aiutare i terremotati di oggi e quelli di ieri dimenticati, provvisti non di armi e munizioni, non di elmetti o giubbotti antiproiettile, ma di pale, cibo, coperte, tende, ruspe e tutto quello che serve ad una civiltà civile e non ad una civiltà militarizzata, che fa la parata. Ma la parata de che? Che facciamo? La gara con un’altra nazione per vedere chi ce l’ha più grosso? Quante scuole rimettiamo a norma con un giorno di guerra? Quante persone aiutamo invece di fare i bambini che si confrontano il pisellino?

PS: Esiste un limite a tutta questa follia?

 

Dubbio Amletico del 29 Maggio 2012

Signor Monti che tutti chiamano presidente, dice che lo Stato non può e non deve risanare i conti delle società di calcio in debito. Ok. Siamo d’accordo. Ma ci sorge un dubbio: perché lo Stato aiuta le Banche e perché chiede al popolo i sacrifici per pagare i loro debito? Qual è la differenza tra Società di Calcio e Banche?

PS: Ma lo Stato non sono le banche, vero?