Discorso di Laurea con Lode

Una nostra giovane amica si è laureata da poco. Emozionata, guarda il futuro con mille domande e come tutti si chiede “che fare?”. Quindi, cosa c’è di speciale in tutto questo? Il suo discorso al rinfresco. Futuro incerto, ma idee chiare. Grazie per la lezione post tesi e l’ottimismo regalatoci; la commissione non ti avrà dato il voto che speravi, ma noi ti diamo pure la Lode. Buona fortuna piccola grande laureata.

“Innanzitutto vi ringrazio di essere qua; quasi tutti quelli che ho invitato, e siete numerosi, hanno aderito, quindi vuol dire che ho seminato tanto e ho seminato bene. Questi sei anni di università mi hanno fatto crescere tantissimo e mi hanno insegnato che c’è un valore sopra tutti, al quale è ispirato il segnalibro che tenete in mano: la semplicità. Per quanto riguarda la mia esperienza, le persone semplici sono le più belle e le più pure. E per semplici non intendo prive di interessi e ambizioni, ma intendo prive di pregiudizi, le persone che guardano il mondo e gli altri senza invidia o prevaricazione, senza aspirazioni preconcette, perché l’unico contesto al quale dobbiamo rendere conto è noi stessi e la nostra identità. Siate sempre alle ricerca del vostro io e di qualcosa che vi si addica. Non voglio dire di essere integralisti e aspirare all’impossibile anche laddove il carattere non si adatti a posizioni estreme, ma parlo di raggiungere compromessi ragionati e sospirati. Non vi adagiate sulla prima cosa che vi capita senza riflettere sul vostro cammino, perché oggi costruiamo il nostro domani, e questo pesa come un macigno sulle nostre scelte di vita. Capita così spesso che, anche non sentendoci pronti, siamo chiamati dalla società a compiere scelte che sembrano impossibili da compiere, e allora dobbiamo avere l’umiltà di lasciarci aiutare. Aiutare da chi vogliamo, amici, parenti, ognuno sa chi è più adatto in quel contesto. L’importante è rielaborare i consigli senza considerare niente come un assioma indiscutibile. Studiare e relazionarci con gli altri ci permette di acquisire capacità critica, di squarciare quel famoso Velo di Maya, evento che ci porta a un livello di conoscenza superiore ma ci condanna all’insoddisfazione tipica di un essere umano che ha incontrato di persona i suoi limiti. Però ricordiamoci che nessuno mai è un cumulo di pregi e difetti. Non dobbiamo farci annientare dal negativo ma vedere la parte costruttiva della nostra esistenza. Se una persona vale e si è messa in gioco, avrà la sua opportunità; così mi piace pensare, così spero, e così mi viene ripetuto quando me ne scordo e sono in difficoltà. Non dimenticatevi mai il valore dei rapporti interpersonali di qualsiasi tipo, ognuno di essi vi ha fatto maturare e insegnato qualcosa. E poi siate gentili con le persone, semplici e gentili, perché noi tutti insieme con il mondo siamo un sistema. Immettendo in esso energia positiva, questa ci tornerà sotto qualsiasi forma. Per esempio, io trovo che tra le migliori e le più potenti energie siano il sorriso e l’accoglienza – questo implica però il non prendersi troppo sul serio. Infatti ognuno di noi ha dei talenti particolari e unici, e valorizzarsi a vicenda credo sia una delle forme più alte e nobili delle capacità cognitive umane. Prima di impegnarsi in grandi temi, valutiamo quanto il nostro comportamento sia coerente con le nostre parole. Non c’è nulla di più ipocrita di parlare e non agire, oppure di parlare in grande, agire in grande e trascurare il tuo vicino che si affaccia alla realtà di tutti i giorni. Sarà una conseguenza della globalizzazione questa mania di grandezza, non lo so, però dal canto mio preferisco fare le cose a piccoli passi assumendomi la responsabilità delle mie scelte ma osservando la coerenza tra parola e azioni. E poi un’ ultima cosa. Quando studiavo al liceo ero sempre molto impressionata dall’idea che un giorno anche io avrei indossato la famosa maschera di Pirandello. Lui diceva che tutti noi ne abbiamo una, tutta la società nel suo complesso è una maschera che mortifica l’essenza dell’uomo, incasellando ogni suo comportamento e ogni suo pensiero in qualcosa di predefinito. Allora mi spaventava, oggi invece la vedo così: ognuno di noi dovrà indossare una maschera, soprattutto in ambito lavorativo, ma possiamo fare in modo che essa sia il più possibile calzante con la nostra vera identità, così che sia, non più un pesante schermo di ferro, ma solo una semplice pellicola trasparente piena di fori che ci permetteranno di far prendere aria alla nostra anima. La vita è una sola, effimera e imprevedibile; non sprechiamola nel provare sentimenti cupi, di rancore o invidia ma viviamola con spontaneità e amore verso il prossimo.

Di nuovo grazie a tutti voi di essere qua e delle cose che ognuno di voi mi ha insegnato, anche le persone che conosco da meno tempo, attraverso un dialogo maturo e soprattutto alla pari.”

Grazie Giulia e Pace a tutti.


E tu, che lavoro vuoi fare da grande?

Perdere il lavoro è terribile, essere soli è una tragedia. Non lasciamoci isolare, permettiamoci di tornare ad essere una comunità che sorregge chi barcolla per poi aiutarlo a sentirsi di nuovo risorsa. Non chiudiamoci tutti i giorni davanti all’altare televisivo, ma cerchiamo gli altri, parliamo, confrontiamoci e insieme creiamo percorsi alternativi. Esplorare, Sperimentare, Creare ed Inventare nuove forme di lavoro etico, morale e giusto, non più per creare solo ricchezze personali ma per il beneficio ed il benessere di tutta la Società.

D’altronde, la felicità è essere partecipi della felicità altrui, o no?

Quindi, cosa vuoi fare da grande?

Nicolas, 8 anni, risponde così: “Voglio far ridere gli altri”.

Pace

I polli siamo noi.

(…) La funzione sociale dello scambio è stata così ridotta a funzione del consumo, a un’attività il cui unico fine è solo quello di alimentare la macchina produttiva. I cittadini ridotti a consumatori vengono allevati fin da piccoli come polli in batteria che non conoscono la luce del sole, né sanno da dove viene quella specie di mangime che divorano, sotto una luce al neon accecante, 24 ore su 24.

(…)
Il mercato capitalistico ha una straordinaria capacità “d’includere” , per poi sterilizzare, tutti quei bisogni che emergono fuori dalla sua sfera di controllo. Con questa filosofia sono nati i “centri commerciali” che hanno incapsulato le botteghe nei loro scatoloni di metallo a luce fredda, generando una sorta di “suk virtuale” dove tutto sembra tornare al suo posto salvo le relazioni sociali, le reti interpersonali, il rapporto diretto tra compratori e venditori, gli spazi gratuiti di socialità (…)

(T. Perna, 1998).
Pace

Gratta e Vinci il dubbio di Pasquetta: Agnelli, Pecore o Troie?

Qualcuno, grattando un’illusione, ha vinto la preistoria. Ma se grattiamo la testa e le quattro zampe della preistorica creatura… Vinciamo 5 stelle più una coda biforcuta che decide la direzione?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Pace
Per gli adulti ancora bambini e permalosi che se la prendono perché se si parla di qualcuno bisogna parlare anche di quell’altro: va bene. La sinistra? Non pervenuta dalla fine degli anni 70; che sia andata a pescare da Amici? E il centro? Al governo nonostante che il popolo non lo voglia. E i tecnici saggi? Il canto del cigno, ombra di se stesso, poveretto. Meno male che non possono resuscitare tutti, se no il buon Pertini avrebbe da dare calci in ogni direzione come il buon Chuck Norris. Contenti tutti? Manca nessuno? Giusto… noi, il popolo. Scontento perché non può essere ubriaco con la botte piena. Le disgrazie non vengono mai da sole…
Non ci resta che consolarci con il testo di una canzone a caso:
Povera Patria, scritta e cantata nel 1991, da Franco Battiato, licenziato e insultato per essere stato preveggente (per i soliti bambini: troie possiamo esserlo tutti, non è un lusso solo femminile!)
“Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese e` devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza piu` calore?Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali,
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature,
se avremo ancora un po’ da vivere…
la primavera intanto tarda ad arrivare.”

Madres e Papi

13 Marzo 2013, Aula Magna di S.Cristina, Bologna

Hebe de Bonafini, una delle Madres di Plaza de Mayo nonché presidentessa dell’associazione omonima, ci ha regalato una vera e propria lezione di vita.

Con il fazzoletto in testa (a ricordo dei primi usati da tutte, i pannolini delle loro creature desaparesidos), con il sorriso e con una calma profetica, in un’ora molto abbondante, ci ha spiegato cosa vuol dire amore, maternità, amicizia, dolore, lutto, impegno sociale, politica, lotta, rivoluzione…
Ci ha spiegato come in Europa noi abbiamo macchiato alcune di queste parole con la menzogna e la falsità, ci ha parlato di economia, di banche e finanza, di come il Sud America è unito in un progetto per un modello sociale alternativo al nostro dove veniamo educati a cosa pensare, cosa dire, cosa fare, come vestirci, cosa mangiare e dei supermercati e le catene multinazionali dove noi ci buttiamo per comprare quello che ci ha detto la scatola magica. La nostra unione europea, imbarazzante, unita in una moneta che ha schiavizzato tutti.
Ma la cosa che è emersa di più è che si può essere coerenti e giusti e che accettare i compromessi con leggerezza e superficialità è la base del nostro decadimento.
Se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo sì criticare chi lo sta distruggendo, ma dobbiamo soprattutto essere noi a cambiare, dalle grandi scelte fino a quelle piccole e quotidiane.
Non possiamo applaudire una donna che ha speso la sua vita per la lotta, per i diritti di tutti e poi, contenti, continuare a fare e condurre la nostra vita, con i nostri agi e i nostri sogni di ricchezza.
Non si è rivoluzionari solo perché ci troviamo come i quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Il mondo si cambia da dentro noi stessi, diventando esempi integri. In caso contrario siamo solo un esempio imbarazzante di fumo senza arrosto, una imbarazzante e triste delusione.
Questo esempio di vita che ha parlato poco contro chi distrugge, a differenza di Grillo che non parla di altro, con l’effetto inevitabile di smorzare una voglia di cambiare incanalando tutta questa energia in odio, al punto che o sei dei loro o sei contro di loro. Dovrebbero fare un salto da queste donne, vere rivoluzionarie. Frate Lorenzo dice che un fuoco che brucia tutto subito dura poco e lascia solo il freddo. E il fumo? Mentre la applaudivamo, usciva quello bianco che ha portato un papa, guarda il caso o il destino, con il nome Francesco ed è argentino. La scatola magica lo esalta, i fedeli lo amano senza conoscerlo e il nome che porta è una garanzia. Francesco d’Assisi è andato contro ogni forma di potere e lui? Ha fatto altrettanto con la dittatura di Videla? E le sue dichiarazioni sulle unioni omosessuali? Sulle donne in politica? Sulla sessualità? Sull’aborto? Sull’uso dei preservativi? Al nuovo Papa, ricordando che l’abito non fa il monaco e quindi nemmeno il Papa, consigliamo di chiarire tutte le sue ombre per essere più candido e vicino al Divino, che se no, magari, s’arrabbia pure! E poi… sarebbe un vero peccato non onorare il nome scelto e perdere l’occasione di umanizzare la chiesa e ridare ai suoi fedeli il libero arbitrio etico e morale.
E alle Madres?
A loro mandiamo un mega abbrabbacio dicendo sempre e solo Immensamente Grazie per averci mostrato il Paradiso in terra.
Pace
PS: E ora, il Diario, è con Hebe in viaggio verso la loro libera e gratuita Università.
Onorati e Felici.

Azzardo o non azzardo?

Proviamo a tradurre:
Il restauro è stato possibile grazie ai vostri soldi che avete scommesso e perso.
Forse si può azzardare una interpretazione ulteriore:
Vi istighiamo all’azzardo, ma quando vi “bombardiamo” la mente (cosa che facciamo ovunque e sempre) ricordatevi che il gioco crea dipendenza. Ah… un ultima cosa, voi vi giocate tutto e noi, dopo, usiamo le briciole per farci belli. E voi ci ringraziate pure. E continuate ad osannare gli artisti che nonostante il dono ricevuto, vendono la loro anima alle pubblicità dell’azzardo.
E noi?
Come sempre continuiamo a difendere l’azzardo-sogno di una ricchezza immorale.
Come sempre continuiamo ad accettare e applaudire chi ci istiga a scommettere per poi fare i bravi ragazzi sul palco.
Come sempre continuiamo ad amare ed onorare i nostri carnefici.
Ma perché?
Pace

 

La nostra memoria per un click

Non è così?

Politici sensibili che non mancano un appuntamento per ricordare, commemorare, per un click fotografico o video.
Divi e teledivi sensibili che non mancano un appuntamento per ricordare, commemorare, per un click sul telecomando.
Noi, popolo sensibile, che sui nostri blog, socialnetwork, vetrine personali e vetrine di autocelebrazione non manchiamo un appuntamento per ricordare, commemorare chiunque e qualunque evento, l’importante è esserci, per un click su un mi piace.
Piangiamo per i morti di un tempo senza renderci conto di quanti olocausti (et. “sacrifici estremi”) provochiamo oggi con il nostro comportamento.

Interi popoli schiavizzati da un debito pattuito da colonialisti e dittatori, popoli ridotti alla fame per aver grasso in abbondanza nei nostri piatti, popoli in guerra perché noi abbiamo bisogno di materie prime e a basso prezzo, minoranze che non hanno i loro diritti umani, popoli che saltano sulle mine costruite e da noi vendute, popoli schiavi di un mercato che ci chiamano libero ma che libero è solo nella dicitura, il resto è sempre e solo una cosa: dittatura. Da una parte chi la subisce veramente e dall’altra chi si accontenta delle briciole per terra dei loro grassi dittatori.

Per quanto ci possono sembrare cose enormi che ci fanno sentire impotenti, ognuno di noi ha un potere grandissimo. Ha il potere di cercare di essere libero nel pensiero, parlando, confrontandosi e soprattutto ascoltando. Abbiamo il potere di sostenere un certo tipo di commercio, piccolo, sostenibile, più etico, invece che andare nelle anonime catene (che siano di alimenti, libri, vestiti è uguale). Abbiamo il potere di scegliere di consumare meno, di riciclare di riusare. Abbiamo il potere di scegliere. Ecco, forse è semplicemente questo il potere più grande che abbiamo. In ogni singola azione quotidiana possiamo chiederci se è etica o meno e scegliere se portarla avanti o no.

Oggi, come sempre, non solo vogliamo ricordarci di quanto siamo stati disumani, ma quanto purtroppo, lo siamo ancora con il nostro pensare, con il nostro dire e con il nostro fare quotidiano.
Piangiamo la nostra immane violenza contro gli esseri umani nell’Olocausto e ci dimentichiamo degli olocausti in giro per il mondo che finanziamo o semplicemente accettiamo.

Dipende tutto da noi. Singole scelte etiche non ci rendono famosi, non danno visibilità, non sono associate al successo. Ma rendono leggera l’anima e, silenziosamente, più bello il mondo.

Oggi il Collettivo vuole ricordare a tutti noi ciò che ci ricordava il grande Vik e il nostro amico Handala:
Restiamo umani.

E aggiungiamo: sempre, in ogni scelta. Dipende tutto da noi. E, forse, più di tante cerimonie e tanti click, è questo l’unico modo per rendere pace ai morti che furono.

Pace

La fine del nostro mondo e, forse, l’inizio di uno nuovo.

Quante volte ci siamo fermati a parlare della fine del mondo?
A parte le volte in cui ci siamo fatte grasse risate, che senso ha avuto perdere tempo in discorsi da anno Mille e non più mille?
L’unico senso sarebbe stato quello di prendere l’occasione per un bell’ esame di coscienza collettiva, e invece?
Come ci presentiamo alla nuova era che inizia oggi (sempre che l’Apocalisse non aspetti l’ultimo per farci la sorpresa con il botto)?
Il Nobel per la Pace alla Comunità Europea, creatura dei signori delle banche e delle finanziarie.
La politica che ogni giorno smentisce se stessa e ogni giorno riesce a sprofondare sempre di più nell’oblio; 
all’estero, come sempre, esagerano, come il premier russo che crede a Babbo Natale e dice che gli alieni sono tra noi: http://video.repubblica.it/mondo/il-fuori-onda-di-medvedev-gli-alieni-sono-tra-noi/113132/111532?ref=HRESS-7
Per fortuna che dopo qualche giorno il suo Mentore Putin rassicura tutti dichiarando che la fine del mondo ci sarà tra 4,5 miliardi di anni: http://video.repubblica.it/mondo/putin-io-so-quando-arrivera-la-fine-del-mondo/114294/112697?ref=search
E in Italia?
Qualcuno ha deciso di non aspettare e sbottare prima, come fede alla Zanzara:
Ma quando arriverà il giorno del processo pubblico pasoliniano contro tutti coloro che hanno preso parte al decadimento socio-politico-culturale?
Questo purtroppo non lo sappiamo, quello che sappiamo è che «Non conosciamo i tempi della seconda venuta di Gesù, ma prima bisogna che tutti i suoi nemici siano sconfitti» (By PapaRaz): http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/articolo/papa-non-si-sa-quando-gesu-tornera.aspx
Intanto anche Massa ha aderito al Natale e fatto il suo presepe nella piazza che ha aperto polemiche a non finire: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/12/09/foto/carrara_il_presepe_in_piazza_ges_bambino_uno_scheletro-48398742/1/?ref=HRESS-17
Strano che si protesti e si urli allo scandalo per aver visto un Gesù scheletrico come tanti, troppi bambini in questo mondo; e il Papa, che ricordo essere la voce di Dio in terra e quindi portatore della Pace, come risponde?
Risponde con messaggi di pace bellissimi;
Eutanasia, Aborto e Unioni Omosessuali sono minacce per la famiglia:  http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/14/news/papa_aborto-48729306/
Con tutte le guerre, le ingiustizie e tutte le porcherie perpetrate dai potenti… ce la prendiamo con le minoranze e usiamo parole come attentato…
Un dubbio: ma tutte queste affermazioni non sono un attentato contro l’Umanità?
E i fedeli cristiani non si sono stancati di ascoltare certe malvagità?
Niente fine del mondo e niente Natale, non lo meritiamo; siamo lontani anni luce dall’essere umani.
Restiamo Umani, come diceva un Umano vero, Vik Utopia, e qualche giorno fa la sua mamma, Egidia, ha presentato il libro de “Il viaggio di Vittorio”, per raccontare tutto Vittorio e non solo Vittorio in Palestina.
L’abbiamo ascoltata, e ci ha fatto bene. La testimonianza della vita di un uomo che ha dedicato tutto se stesso per gli uomini e le donne più oppresse e ha combattuto con loro per i loro diritti. Nessun eroismo, nessun paternalismo o pietismo. “Non era là per loro” dice Egidia, “ma con loro. Era uno di loro. E lui era contento così, e noi”, continua, con un dolce sorriso, “non potevamo non essere contenti con lui”. L’abbiamo ascoltata e ci siamo commossi con lei quando ha confessato che, a volte, guardando la copertina del libro, con un bel Vittorio sorridente, si chiede “Perché continui a sorridere?”. Perché così, tutti, descrivono Vik, sempre sorridente, riusciva a far sorridere anche i bambini nelle scuole durante i bombardamenti. E ci siamo commossi con lei quando alla domanda se è mai andata a Gaza, ha risposto che ancora no, perché non pronta a ricevere tutto quell’amore che saprebbe di trovare. “Il cuore non reggerebbe”. “Vorrei che questo libro vi diventi amico”, dice Egidia, “così come Vittorio, perché magari può aiutare, così come le nostre vite si completavano a vicenda. Inoltre, Vittorio, a Gaza più che mai, ha capito l’importanza dell’informazione; e allora se parlare di questo libro significa parlare ancora della Palestina, di Gaza e del loro dramma, allora forse significa anche continuare un po’ a fare quello che faceva Vittorio”.
E per concludere il racconto di questo incontro speciale riportiamo la riflessione di Egidia su un termine a noi molto a cuore.
“Nel libro si incontra spesso la parola Partigiano. Non vuol dire nient’altro quello che la parola dice, prendere una parte. E scegliere di stare dalla parte giusta. Nei tempi della resistenza i partigiani erano quelli di una parte, gli altri avevano altri nomi. Chi è partigiano è scomodo e viene attaccato, ma io sono partigiana e degli attacchi non m’importa assolutamente. Sì, partigiano non è soltanto una parola ma un modo di vivere”.
Restiamo umani.

Pace.

PS: Chiudiamo con perla: i nostri angeli stasera tornano a volare e restano alle fermate con noi umani: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/12/20/news/tornano_gli_angeli_delle_fermate_salvati_da_un_accordo_con_tper-49149501/
E Domenica, a genova, presentano il loro Libro Angelico: http://allevents.in/Genoa/Presentazione-libro-Angeli-alle-fermate/171800596294932
E per chi non sa dove trovarlo, a seguire il link delle librerie dove trovarlo e se non ci trovate la vostra di fiducia, chiedeteglielo, purché sia una libreria indipendente: http://www.acrossalive.com/angeli-alle-fermate/librerie-che-lo-possono-dare/

Appunti – numero 2

Nell’appunto precedente si è detto che il capitalismo conduce dritto all’individualismo indicando come causa efficente la ricerca del profitto individuale. Vorremmo aggiungere un’altra caratteristica del capitalismo che ha reso l’essere umano occidentale per lo più incapace di vivere in armonia con gli altri: il concetto di libera concorrenza.

Noi pensiamo che attraverso l’affermazione del concetto di libera concorrenza, sia avvenuta una manipolazione della coscienza dell’essere umano rendendola completamente asservita ad interessi che nulla hanno a che fare con la sua stessa natura.

La propaganda e la retorica liberista, attraverso tutti gli strumenti a disposizione del potere (politica, mass media, cultura predominante), ci inculcano continuamente l’idea che senza libera concorrenza non ci sarebbe sviluppo, cioè non verrebbe creata ricchezza.

Tutto ciò non può essere considerato vero.

Lo sviluppo economico è solo l’effetto di un regime economico di libera concorrenza che, secondo i parametri predeterminati dal tipo di società considerata, possa dirsi funzionante nel modo migliore, effetto che, a ben vedere, viene prodotto anche da un sistema economico non in libera concorrenza, anch’esso funzionante in base agli stessi parametri.

Per chiarirsi, mettiamo a confronto due realtà economiche complesse, che si pongono sostanzialmente gli stessi obbiettivi economici (crescita del PIL), ma che si differenziano in quanto l’una più rispettosa del principio di libera concorrenza dell’altra, rispettivamente l’Italia e la Cina. Non mi sembra che ci siano molti dubbi su quale sia l’economia che in questo momento stia andando meglio a livello di produzione di ricchezza.

Quindi, se la capacità di creare ricchezza è solo eventualmente l’effetto di un regime economico in libera concorrenza, qual’è il suo elemento caratterizzante, che lo rende differente da un regime economico non in libera concorrenza?

La risposta sembra abbastanza semplice anche perchè è racchiusa nelle stesse parole che esprimono il concetto: la libertà per chiunque di esercitare il commercio o l’impresa senza limiti.

E il problema sta proprio qui, in questa supposta libertà, eratta a dogma, a comandamento, a sacro principio religioso di quella che non è altro che una religione, il liberismo.

Quello che noi osserviamo nell’esercizio di questa “libertà” non è un qualcosa che possa aiutare l’essere umano ad avere una vita piena, stimolante, ricca di esperienze positive, in armonia con gli altri esseri, con la natura e con se stesso. Tutt’altro. È libertà di sopraffazione, libertà di affermare la propria individualità a scapito degli altri esseri. È la legge del più forte, del più scaltro, del più determinato a perseguire il proprio profitto individuale.

Gli esempi sono tanti, prendiamo il mondo del commercio al dettaglio.

L’effetto più macroscopico della libera concorrenza in ambito commerciale degli ultimi trentanni è stata l’affermazione della grande distribuzione che ha portato alla sistematica chiusura di quasi tutte le botteghe di alimentari, librerie, negozi di giocattoli, drogherie, ferramente, mercerie e via elencando. Dietro alle quali non c’erano macchine, ma esseri umani con le loro famiglie che sono rimaste senza un reddito.

Ma non solo, perché il barbaro sistema della libera concorrenza non miete solo le sue vittime nello scontro del forte con il debole, ma anche nello scontro tra deboli.

Questa “libertà” permette a chiunque di aprire un qualsiasi tipo di esercizio commerciale in qualsiasi luogo della città. Così che, se in una via ad esempio ci sono già tre bar, è possibile aprirne un altro, più luminoso degli altri, più trendy, con una barista particolarmente carina, in grado quindi di attirare la clientela che era già degli altri bar e che conseguentemente vedono diminuire i loro guadagni (magari al punto tale da dover chiudere).

Libera concorrenza quindi, cioè esseri liberi di adottare qualsiasi mezzo per sottrarre ad altri la fonte del loro sostentamento.

Pace