I polli siamo noi.

(…) La funzione sociale dello scambio è stata così ridotta a funzione del consumo, a un’attività il cui unico fine è solo quello di alimentare la macchina produttiva. I cittadini ridotti a consumatori vengono allevati fin da piccoli come polli in batteria che non conoscono la luce del sole, né sanno da dove viene quella specie di mangime che divorano, sotto una luce al neon accecante, 24 ore su 24.

(…)
Il mercato capitalistico ha una straordinaria capacità “d’includere” , per poi sterilizzare, tutti quei bisogni che emergono fuori dalla sua sfera di controllo. Con questa filosofia sono nati i “centri commerciali” che hanno incapsulato le botteghe nei loro scatoloni di metallo a luce fredda, generando una sorta di “suk virtuale” dove tutto sembra tornare al suo posto salvo le relazioni sociali, le reti interpersonali, il rapporto diretto tra compratori e venditori, gli spazi gratuiti di socialità (…)

(T. Perna, 1998).
Pace

Gratta e Vinci il dubbio di Pasquetta: Agnelli, Pecore o Troie?

Qualcuno, grattando un’illusione, ha vinto la preistoria. Ma se grattiamo la testa e le quattro zampe della preistorica creatura… Vinciamo 5 stelle più una coda biforcuta che decide la direzione?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Pace
Per gli adulti ancora bambini e permalosi che se la prendono perché se si parla di qualcuno bisogna parlare anche di quell’altro: va bene. La sinistra? Non pervenuta dalla fine degli anni 70; che sia andata a pescare da Amici? E il centro? Al governo nonostante che il popolo non lo voglia. E i tecnici saggi? Il canto del cigno, ombra di se stesso, poveretto. Meno male che non possono resuscitare tutti, se no il buon Pertini avrebbe da dare calci in ogni direzione come il buon Chuck Norris. Contenti tutti? Manca nessuno? Giusto… noi, il popolo. Scontento perché non può essere ubriaco con la botte piena. Le disgrazie non vengono mai da sole…
Non ci resta che consolarci con il testo di una canzone a caso:
Povera Patria, scritta e cantata nel 1991, da Franco Battiato, licenziato e insultato per essere stato preveggente (per i soliti bambini: troie possiamo esserlo tutti, non è un lusso solo femminile!)
“Povera Patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese e` devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza piu` calore?Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali,
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature,
se avremo ancora un po’ da vivere…
la primavera intanto tarda ad arrivare.”

Madres e Papi

13 Marzo 2013, Aula Magna di S.Cristina, Bologna

Hebe de Bonafini, una delle Madres di Plaza de Mayo nonché presidentessa dell’associazione omonima, ci ha regalato una vera e propria lezione di vita.

Con il fazzoletto in testa (a ricordo dei primi usati da tutte, i pannolini delle loro creature desaparesidos), con il sorriso e con una calma profetica, in un’ora molto abbondante, ci ha spiegato cosa vuol dire amore, maternità, amicizia, dolore, lutto, impegno sociale, politica, lotta, rivoluzione…
Ci ha spiegato come in Europa noi abbiamo macchiato alcune di queste parole con la menzogna e la falsità, ci ha parlato di economia, di banche e finanza, di come il Sud America è unito in un progetto per un modello sociale alternativo al nostro dove veniamo educati a cosa pensare, cosa dire, cosa fare, come vestirci, cosa mangiare e dei supermercati e le catene multinazionali dove noi ci buttiamo per comprare quello che ci ha detto la scatola magica. La nostra unione europea, imbarazzante, unita in una moneta che ha schiavizzato tutti.
Ma la cosa che è emersa di più è che si può essere coerenti e giusti e che accettare i compromessi con leggerezza e superficialità è la base del nostro decadimento.
Se vogliamo cambiare il mondo, dobbiamo sì criticare chi lo sta distruggendo, ma dobbiamo soprattutto essere noi a cambiare, dalle grandi scelte fino a quelle piccole e quotidiane.
Non possiamo applaudire una donna che ha speso la sua vita per la lotta, per i diritti di tutti e poi, contenti, continuare a fare e condurre la nostra vita, con i nostri agi e i nostri sogni di ricchezza.
Non si è rivoluzionari solo perché ci troviamo come i quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Il mondo si cambia da dentro noi stessi, diventando esempi integri. In caso contrario siamo solo un esempio imbarazzante di fumo senza arrosto, una imbarazzante e triste delusione.
Questo esempio di vita che ha parlato poco contro chi distrugge, a differenza di Grillo che non parla di altro, con l’effetto inevitabile di smorzare una voglia di cambiare incanalando tutta questa energia in odio, al punto che o sei dei loro o sei contro di loro. Dovrebbero fare un salto da queste donne, vere rivoluzionarie. Frate Lorenzo dice che un fuoco che brucia tutto subito dura poco e lascia solo il freddo. E il fumo? Mentre la applaudivamo, usciva quello bianco che ha portato un papa, guarda il caso o il destino, con il nome Francesco ed è argentino. La scatola magica lo esalta, i fedeli lo amano senza conoscerlo e il nome che porta è una garanzia. Francesco d’Assisi è andato contro ogni forma di potere e lui? Ha fatto altrettanto con la dittatura di Videla? E le sue dichiarazioni sulle unioni omosessuali? Sulle donne in politica? Sulla sessualità? Sull’aborto? Sull’uso dei preservativi? Al nuovo Papa, ricordando che l’abito non fa il monaco e quindi nemmeno il Papa, consigliamo di chiarire tutte le sue ombre per essere più candido e vicino al Divino, che se no, magari, s’arrabbia pure! E poi… sarebbe un vero peccato non onorare il nome scelto e perdere l’occasione di umanizzare la chiesa e ridare ai suoi fedeli il libero arbitrio etico e morale.
E alle Madres?
A loro mandiamo un mega abbrabbacio dicendo sempre e solo Immensamente Grazie per averci mostrato il Paradiso in terra.
Pace
PS: E ora, il Diario, è con Hebe in viaggio verso la loro libera e gratuita Università.
Onorati e Felici.

Azzardo o non azzardo?

Proviamo a tradurre:
Il restauro è stato possibile grazie ai vostri soldi che avete scommesso e perso.
Forse si può azzardare una interpretazione ulteriore:
Vi istighiamo all’azzardo, ma quando vi “bombardiamo” la mente (cosa che facciamo ovunque e sempre) ricordatevi che il gioco crea dipendenza. Ah… un ultima cosa, voi vi giocate tutto e noi, dopo, usiamo le briciole per farci belli. E voi ci ringraziate pure. E continuate ad osannare gli artisti che nonostante il dono ricevuto, vendono la loro anima alle pubblicità dell’azzardo.
E noi?
Come sempre continuiamo a difendere l’azzardo-sogno di una ricchezza immorale.
Come sempre continuiamo ad accettare e applaudire chi ci istiga a scommettere per poi fare i bravi ragazzi sul palco.
Come sempre continuiamo ad amare ed onorare i nostri carnefici.
Ma perché?
Pace

 

La nostra memoria per un click

Non è così?

Politici sensibili che non mancano un appuntamento per ricordare, commemorare, per un click fotografico o video.
Divi e teledivi sensibili che non mancano un appuntamento per ricordare, commemorare, per un click sul telecomando.
Noi, popolo sensibile, che sui nostri blog, socialnetwork, vetrine personali e vetrine di autocelebrazione non manchiamo un appuntamento per ricordare, commemorare chiunque e qualunque evento, l’importante è esserci, per un click su un mi piace.
Piangiamo per i morti di un tempo senza renderci conto di quanti olocausti (et. “sacrifici estremi”) provochiamo oggi con il nostro comportamento.

Interi popoli schiavizzati da un debito pattuito da colonialisti e dittatori, popoli ridotti alla fame per aver grasso in abbondanza nei nostri piatti, popoli in guerra perché noi abbiamo bisogno di materie prime e a basso prezzo, minoranze che non hanno i loro diritti umani, popoli che saltano sulle mine costruite e da noi vendute, popoli schiavi di un mercato che ci chiamano libero ma che libero è solo nella dicitura, il resto è sempre e solo una cosa: dittatura. Da una parte chi la subisce veramente e dall’altra chi si accontenta delle briciole per terra dei loro grassi dittatori.

Per quanto ci possono sembrare cose enormi che ci fanno sentire impotenti, ognuno di noi ha un potere grandissimo. Ha il potere di cercare di essere libero nel pensiero, parlando, confrontandosi e soprattutto ascoltando. Abbiamo il potere di sostenere un certo tipo di commercio, piccolo, sostenibile, più etico, invece che andare nelle anonime catene (che siano di alimenti, libri, vestiti è uguale). Abbiamo il potere di scegliere di consumare meno, di riciclare di riusare. Abbiamo il potere di scegliere. Ecco, forse è semplicemente questo il potere più grande che abbiamo. In ogni singola azione quotidiana possiamo chiederci se è etica o meno e scegliere se portarla avanti o no.

Oggi, come sempre, non solo vogliamo ricordarci di quanto siamo stati disumani, ma quanto purtroppo, lo siamo ancora con il nostro pensare, con il nostro dire e con il nostro fare quotidiano.
Piangiamo la nostra immane violenza contro gli esseri umani nell’Olocausto e ci dimentichiamo degli olocausti in giro per il mondo che finanziamo o semplicemente accettiamo.

Dipende tutto da noi. Singole scelte etiche non ci rendono famosi, non danno visibilità, non sono associate al successo. Ma rendono leggera l’anima e, silenziosamente, più bello il mondo.

Oggi il Collettivo vuole ricordare a tutti noi ciò che ci ricordava il grande Vik e il nostro amico Handala:
Restiamo umani.

E aggiungiamo: sempre, in ogni scelta. Dipende tutto da noi. E, forse, più di tante cerimonie e tanti click, è questo l’unico modo per rendere pace ai morti che furono.

Pace

La fine del nostro mondo e, forse, l’inizio di uno nuovo.

Quante volte ci siamo fermati a parlare della fine del mondo?
A parte le volte in cui ci siamo fatte grasse risate, che senso ha avuto perdere tempo in discorsi da anno Mille e non più mille?
L’unico senso sarebbe stato quello di prendere l’occasione per un bell’ esame di coscienza collettiva, e invece?
Come ci presentiamo alla nuova era che inizia oggi (sempre che l’Apocalisse non aspetti l’ultimo per farci la sorpresa con il botto)?
Il Nobel per la Pace alla Comunità Europea, creatura dei signori delle banche e delle finanziarie.
La politica che ogni giorno smentisce se stessa e ogni giorno riesce a sprofondare sempre di più nell’oblio; 
all’estero, come sempre, esagerano, come il premier russo che crede a Babbo Natale e dice che gli alieni sono tra noi: http://video.repubblica.it/mondo/il-fuori-onda-di-medvedev-gli-alieni-sono-tra-noi/113132/111532?ref=HRESS-7
Per fortuna che dopo qualche giorno il suo Mentore Putin rassicura tutti dichiarando che la fine del mondo ci sarà tra 4,5 miliardi di anni: http://video.repubblica.it/mondo/putin-io-so-quando-arrivera-la-fine-del-mondo/114294/112697?ref=search
E in Italia?
Qualcuno ha deciso di non aspettare e sbottare prima, come fede alla Zanzara:
Ma quando arriverà il giorno del processo pubblico pasoliniano contro tutti coloro che hanno preso parte al decadimento socio-politico-culturale?
Questo purtroppo non lo sappiamo, quello che sappiamo è che «Non conosciamo i tempi della seconda venuta di Gesù, ma prima bisogna che tutti i suoi nemici siano sconfitti» (By PapaRaz): http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/articolo/papa-non-si-sa-quando-gesu-tornera.aspx
Intanto anche Massa ha aderito al Natale e fatto il suo presepe nella piazza che ha aperto polemiche a non finire: http://www.repubblica.it/cronaca/2012/12/09/foto/carrara_il_presepe_in_piazza_ges_bambino_uno_scheletro-48398742/1/?ref=HRESS-17
Strano che si protesti e si urli allo scandalo per aver visto un Gesù scheletrico come tanti, troppi bambini in questo mondo; e il Papa, che ricordo essere la voce di Dio in terra e quindi portatore della Pace, come risponde?
Risponde con messaggi di pace bellissimi;
Eutanasia, Aborto e Unioni Omosessuali sono minacce per la famiglia:  http://www.repubblica.it/esteri/2012/12/14/news/papa_aborto-48729306/
Con tutte le guerre, le ingiustizie e tutte le porcherie perpetrate dai potenti… ce la prendiamo con le minoranze e usiamo parole come attentato…
Un dubbio: ma tutte queste affermazioni non sono un attentato contro l’Umanità?
E i fedeli cristiani non si sono stancati di ascoltare certe malvagità?
Niente fine del mondo e niente Natale, non lo meritiamo; siamo lontani anni luce dall’essere umani.
Restiamo Umani, come diceva un Umano vero, Vik Utopia, e qualche giorno fa la sua mamma, Egidia, ha presentato il libro de “Il viaggio di Vittorio”, per raccontare tutto Vittorio e non solo Vittorio in Palestina.
L’abbiamo ascoltata, e ci ha fatto bene. La testimonianza della vita di un uomo che ha dedicato tutto se stesso per gli uomini e le donne più oppresse e ha combattuto con loro per i loro diritti. Nessun eroismo, nessun paternalismo o pietismo. “Non era là per loro” dice Egidia, “ma con loro. Era uno di loro. E lui era contento così, e noi”, continua, con un dolce sorriso, “non potevamo non essere contenti con lui”. L’abbiamo ascoltata e ci siamo commossi con lei quando ha confessato che, a volte, guardando la copertina del libro, con un bel Vittorio sorridente, si chiede “Perché continui a sorridere?”. Perché così, tutti, descrivono Vik, sempre sorridente, riusciva a far sorridere anche i bambini nelle scuole durante i bombardamenti. E ci siamo commossi con lei quando alla domanda se è mai andata a Gaza, ha risposto che ancora no, perché non pronta a ricevere tutto quell’amore che saprebbe di trovare. “Il cuore non reggerebbe”. “Vorrei che questo libro vi diventi amico”, dice Egidia, “così come Vittorio, perché magari può aiutare, così come le nostre vite si completavano a vicenda. Inoltre, Vittorio, a Gaza più che mai, ha capito l’importanza dell’informazione; e allora se parlare di questo libro significa parlare ancora della Palestina, di Gaza e del loro dramma, allora forse significa anche continuare un po’ a fare quello che faceva Vittorio”.
E per concludere il racconto di questo incontro speciale riportiamo la riflessione di Egidia su un termine a noi molto a cuore.
“Nel libro si incontra spesso la parola Partigiano. Non vuol dire nient’altro quello che la parola dice, prendere una parte. E scegliere di stare dalla parte giusta. Nei tempi della resistenza i partigiani erano quelli di una parte, gli altri avevano altri nomi. Chi è partigiano è scomodo e viene attaccato, ma io sono partigiana e degli attacchi non m’importa assolutamente. Sì, partigiano non è soltanto una parola ma un modo di vivere”.
Restiamo umani.

Pace.

PS: Chiudiamo con perla: i nostri angeli stasera tornano a volare e restano alle fermate con noi umani: http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/12/20/news/tornano_gli_angeli_delle_fermate_salvati_da_un_accordo_con_tper-49149501/
E Domenica, a genova, presentano il loro Libro Angelico: http://allevents.in/Genoa/Presentazione-libro-Angeli-alle-fermate/171800596294932
E per chi non sa dove trovarlo, a seguire il link delle librerie dove trovarlo e se non ci trovate la vostra di fiducia, chiedeteglielo, purché sia una libreria indipendente: http://www.acrossalive.com/angeli-alle-fermate/librerie-che-lo-possono-dare/

Appunti – numero 2

Nell’appunto precedente si è detto che il capitalismo conduce dritto all’individualismo indicando come causa efficente la ricerca del profitto individuale. Vorremmo aggiungere un’altra caratteristica del capitalismo che ha reso l’essere umano occidentale per lo più incapace di vivere in armonia con gli altri: il concetto di libera concorrenza.

Noi pensiamo che attraverso l’affermazione del concetto di libera concorrenza, sia avvenuta una manipolazione della coscienza dell’essere umano rendendola completamente asservita ad interessi che nulla hanno a che fare con la sua stessa natura.

La propaganda e la retorica liberista, attraverso tutti gli strumenti a disposizione del potere (politica, mass media, cultura predominante), ci inculcano continuamente l’idea che senza libera concorrenza non ci sarebbe sviluppo, cioè non verrebbe creata ricchezza.

Tutto ciò non può essere considerato vero.

Lo sviluppo economico è solo l’effetto di un regime economico di libera concorrenza che, secondo i parametri predeterminati dal tipo di società considerata, possa dirsi funzionante nel modo migliore, effetto che, a ben vedere, viene prodotto anche da un sistema economico non in libera concorrenza, anch’esso funzionante in base agli stessi parametri.

Per chiarirsi, mettiamo a confronto due realtà economiche complesse, che si pongono sostanzialmente gli stessi obbiettivi economici (crescita del PIL), ma che si differenziano in quanto l’una più rispettosa del principio di libera concorrenza dell’altra, rispettivamente l’Italia e la Cina. Non mi sembra che ci siano molti dubbi su quale sia l’economia che in questo momento stia andando meglio a livello di produzione di ricchezza.

Quindi, se la capacità di creare ricchezza è solo eventualmente l’effetto di un regime economico in libera concorrenza, qual’è il suo elemento caratterizzante, che lo rende differente da un regime economico non in libera concorrenza?

La risposta sembra abbastanza semplice anche perchè è racchiusa nelle stesse parole che esprimono il concetto: la libertà per chiunque di esercitare il commercio o l’impresa senza limiti.

E il problema sta proprio qui, in questa supposta libertà, eratta a dogma, a comandamento, a sacro principio religioso di quella che non è altro che una religione, il liberismo.

Quello che noi osserviamo nell’esercizio di questa “libertà” non è un qualcosa che possa aiutare l’essere umano ad avere una vita piena, stimolante, ricca di esperienze positive, in armonia con gli altri esseri, con la natura e con se stesso. Tutt’altro. È libertà di sopraffazione, libertà di affermare la propria individualità a scapito degli altri esseri. È la legge del più forte, del più scaltro, del più determinato a perseguire il proprio profitto individuale.

Gli esempi sono tanti, prendiamo il mondo del commercio al dettaglio.

L’effetto più macroscopico della libera concorrenza in ambito commerciale degli ultimi trentanni è stata l’affermazione della grande distribuzione che ha portato alla sistematica chiusura di quasi tutte le botteghe di alimentari, librerie, negozi di giocattoli, drogherie, ferramente, mercerie e via elencando. Dietro alle quali non c’erano macchine, ma esseri umani con le loro famiglie che sono rimaste senza un reddito.

Ma non solo, perché il barbaro sistema della libera concorrenza non miete solo le sue vittime nello scontro del forte con il debole, ma anche nello scontro tra deboli.

Questa “libertà” permette a chiunque di aprire un qualsiasi tipo di esercizio commerciale in qualsiasi luogo della città. Così che, se in una via ad esempio ci sono già tre bar, è possibile aprirne un altro, più luminoso degli altri, più trendy, con una barista particolarmente carina, in grado quindi di attirare la clientela che era già degli altri bar e che conseguentemente vedono diminuire i loro guadagni (magari al punto tale da dover chiudere).

Libera concorrenza quindi, cioè esseri liberi di adottare qualsiasi mezzo per sottrarre ad altri la fonte del loro sostentamento.

Pace

Appunti – numero 1

Vorremmo condividere con voi alcune riflessioni sull’individualismo esasperato che condiziona i nostri comportamenti.

Partiamo da una considerazione, che può essere ritenuta ben più di un’ipotesi, cioè che sia vero che l’essere umano sia un essere sociale e che abbia bisogno di una comunità per sopravvivere e per sviluppare la propria personalità.

Ci si chiede allora perché sembra che l’essere umano abbia perso il contatto con la sua vera natura e che si sia trasformato in un essere miope, mosso solo dal suo interesse personale. O meglio, perché l’essere umano occidentale, che, nella maggioranza dei casi, prende dalla comunità tutto quello che gli è necessario, si pone nei confronti degli altri esseri umani, suoi consociati, in maniera per lo più egoistica, esclusiva, conflittuale.

Forse una risposta può essere data dall’osservazione del tipo di società in cui viviamo, dalle regole che la sorreggono e la determinano. Difficilmente infatti l’essere umano si comporta diversamente dal contesto sociale in cui vive, sia perché il contesto influenza sempre chi in esso svolge la propria esistenza, sia perchè l’uomo è un essere particolarmente adattabile e quindi si presta particolarmente bene ad essere plasmato.

Per avere la prova di ciò, potrebbe essere sufficiente verificare se l’individualismo di cui stiamo parlando venga riscontrato nelle principali caratteristiche del sistema economico in cui viviamo, il capitalismo, e del sistema politico che regola il nostro vivere sociale, la democrazia rappresentativa.

Se si riflette su cosa stia alla base del sistema economico capitalistico, probabilmente la risposta più immediata e quella che più si avvicinerebbe alla realtà, sarebbe la ricerca del profitto individuale.

Forse un po’ più complicato è individuare invece cosa stia alla base del sistema politico della democrazia come noi la conosciamo. Complicato perché il significato di democrazia viene dato troppe volte per scondato, complicato perché è diffusa l’idea che la nostra democrazia sia il sistema politico migliore a disposizione in questo momento, complicato perché in reatà non esiste solo la democrazia rappresentativa, quella che ci governa, ma esiste anche quella partecipativa, che non è molto diffusa e che, purtroppo, non ci riguarda.

Sono diverse le cose che permettono alla democrazia rappresentativa di esistere, ma quella che stà alla base del sistema sono i singoli voti espressi da ogni singolo individuo. Se non ci fossero i voti dei singoli individui non si formerebbe nessuna maggiaoranza e senza maggioranza la damocrazia rappresentativa non può governare.

Quindi, il sistema sociale in cui viviamo si fonda su due pilastri, la ricerca del profitto individuale e il voto espresso dal singolo individuo. L’unica cosa che perciò conta per il sistema sociale che ci governa è l’individuo. È all’individuo che il politico ed il mondo degli affari si rivolgono. Ed è solo il singolo individuo che ad essi interessa, l’individuo come consumatore, l’individuo come elettore per ottenere prima e mantenere poi il consenso.

Se così stanno le cose, come ci si può stupire che gli appartenenti a questa società abbiano un atteggiamento individualista se è la stessa forma sociale ed economica che concepisce gli esseri umani solo come individui?

Conseguenza immediata di questi semplici ragionamenti è una sola, perché l’uomo occidentale possa riappropriarsi della sua stessa natura, deve rivoluzionare il sistema sociale in cui vive, deve superare il capitalismo e la democrazia rappresentativa. Gli strumenti ci sono già e di questi parleremo.

Pace.

Ehi sorella!

Ehi sorella, rispondi a questa domanda: cos’è che ti lega agli altri esseri umani? Non quelli che conosci, non i tuoi amici o famigliari, con i quali si presume tu abbia un rapporto di affetto o d’amore o robe del genere. Intendo quelli che incroci quotidianamente, al lavoro, a scuola, per strada, nei locali, con cui non scambi neppure una parola, quelli che non hai mai visto e che mai più rivedrai. Ti chiedo questo sorella perché io penso di averla una risposta, che non mi piace affatto. Perché la risposta è: nulla. Pensaci un attimo sorella, cerca di guardare dentro te stessa e dimmi: quel tizio fermo al semaforo a bordo della sua macchina oppure la tizia che parla al telefono mentre esce dalla porta di casa, ne avrai visti a migliaia, secondo te, a che cazzo pensano? Di che cosa parlano? Quali sono i loro sogni? Quali sono le loro preoccupazioni? Non ne hai idea vero? Anzi, non riesci neanche ad immaginarlo. È così, no? Mi dirai, saranno poi affari loro. E qui sta il punto sorella. Non sono solo affari loro. Come pure i tuoi problemi o le tue gioie, non riguardano solo te. Non sto dicendo cose strane sorella perché vedi, se ci pensi un attimo, l’individualismo, cioè quella invenzione maledetta del novecento che ti fa credere di essere la cosa più importante di questo universo, mica esisteva prima. Fino a quando, a partire degli anni ’60, il capitalismo made in USA non ha cominciato a distruggere prima e rimodellare poi le nostre coscienze, l’uomo, di qualsiasi estrazione sociale fosse, viveva la sua vita COLLETTIVAMENTE. Era il collettivo a prevalere sull’individuo, era il noi a prevalere sull’io, sorella. La coscienza di classe, i legami della famiglia allargata, i rituali religiosi, i condomini a ringhiera dei quartieri operai nelle grandi città del nord o i rapporti di mutuo soccorso degli abitanti delle campagne. Tutto questo esisteva, fino a quando la grande sbornia consumistica non ha distrutto tutto. Tu mi dirai, sorella, che la libertà di farti i cazzi tuoi che hai ora, se vivevi in un villaggio di montagna a contatto sempre con le stesse persone, te la scordavi.  Sì è vero, ora puoi fare quel cazzo che ti pare, la “casa delle libertà” o il “popolo della libertà”, l’hanno chiamato questo paese. A determinate condizioni però. Se hai i soldi. Se hai la salute. Se hai il tempo. Se, se, se, se. E se tutte queste cose non ce le hai? O le perdi? Sono cazzi solo tuoi sorella, non ci sarà nessuno ad allungarti una mano. E sai perché? Per la ragione della domanda iniziale: perché la libertà che ci ha regalato il capitalismo ha spezzato tutti i legami esistenti tra gli esseri umani e gli ha sostituiti con il nulla. E se nulla ti lega agli altri esseri umani, nessun essere umano sarà disposto a venire in tuo soccorso quando hai bisogno. Concludo sorella, con un correzione ed una spiegazione. Non è vero che il capitalismo made in USA ha distrutto tutti i legami tra gli esseri umani senza sostituirli con qualcosa. Un legame è rimasto ed è stato potenziato al massimo: l’interesse economico. Ed è proprio per l’incontrastato dominio di questo legame che mi rivolgo a te sorella. Perché solo tu sorella, in questo momento storico, conosci intimamente un legame diverso, che non ha niente a che vedere con l’interesse economico. Il legame con la creazione della tua maternità. Tuo figlio sorella. Solo tu sorella sai cosa vuol dire amare e sacrificarsi in modo del tutto disinteressato. E allora ti chiedo, sorella, di aiutare i fratelli a capire. Che l’uomo non è quello che la macchina infernale del capitalismo ha manipolato, è un essere propenso naturalmente all’aiuto disinteressato degli altri esseri. Non è un individuo, è un COLLETTIVO con tutti gli altri esseri.

Pace