Il Black Friday di Fidel

Fidel Castro
Fidel se n’è andato lo scorso venerdì 25 novembre, è uscito di scena non in un venerdì qualunque, ma in quello con il mondo in overdose consumistica; non un giorno qualunque, ma il suo opposto: nero e capitalistico. Che l’abbia fatto apposta?
Che sia stato il suo ultimo atto rivoluzionario?

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Festa dell’Unità? No, Luna Park o Fiera Campionaria. Ok, ci siamo: “Parco della Fiera del PD: Infertility idee”

Fertili Dei?

Chiamateci nostalgici, faziosi, antichi, retrogradi, retorici, vecchi, chiusi, ottusi e chi più ne ha più ce ne dica. Nessun problema, davvero.
Di sicuro, e questo ce lo diciamo da soli, non siamo indifferenti. O come diceva il piccolo occhialuto, quasi quasi un secolo fa, siamo indifferenti mai. E per questo scriviamo.

Il 2 Settembre sera siamo stati in quella si chiama Festa dell’Unità, al Parco Nord di Bologna, sede storica della Festa Rossa nella Rossa Città che ormai appare solo sbiadita, grazie alle tegole che tengono vivo questo colore fuori moda.

Prima di tutto la mappa ufficiale ci mostra il sottotitolo di quest’anno: “Il senso delle idee”.
Allora curiosiamo dentro a questa mappa per vedere la planimetria di questa agorà divisa in sottogruppi: Continua a leggere

Lettera aperta alla Olimpionica Dirigenza Rai

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Cara Dirigenza,
vogliamo scrivervi per tranquillizzarvi, nel malaugurato caso che ce ne fosse bisogno.
Come capita a volte, la pentola si è scoperchiata, lo scandalo compensi/stipendi ha schizzato un po’ dappertutto e lo stomaco di noi italiani, imbestialiti dal canone in bolletta, ha vomitato un processo social-mediatico.
Ma non vi preoccupate, è solo questione di tempo, poi passa e ce ne si dimentica.
Quindi perché rovinarsi l’estate e le vacanze?
State sereni.
Sì, anche quelli che dicono che fossero stipendiati “bene bene” senza lavorare, sereni!
Dalla vostra parte c’è il tempo, è estate, non vogliamo ingastrirci anche d’estate!

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2001 copie vendute: 2001 Grazie!

Diario Afgano

Il Diario Afgano è il motivo per cui noi siamo nati e con lui siamo nati il 26 Aprile 2011.
E ora, dopo un lustro abbondante, festeggiamo.
Sì, festeggiamo il nostro Diario Afgano che, dopo aver compiuto la manita, compie anche 2001 copie vendute.
Sì, nonostante che siamo un Collettivo Editoriale giovane, anomalo, che fa scelte anomale nel mondo editoriale, come non fare pubblicità ma solo promozione sul campo, come non distribuire a qualsiasi tipo di catena di magazzini dei libri (Store) ma solo a Librerie Indipendenti e come tante altre piccole scelte giudicabili integraliste, ma per noi semplicemente frutto di una ricerca per mantenere la coscienza e più coerenza possibile, sì, nonostante noi, il nostro Diario ha raggiunto 2001 case per lo più italiane, ma comunque presente con almeno una copia in ogni continente.
Per questo, oggi vi diciamo GRAZIE!
Grazie alle 2001 persone che hanno dato fiducia e comprato il Diario.
Grazie alle persone future che si uniranno a questo gruppo sempre più numeroso.
Grazie anche a quelle persone che non rientrano nel gruppo perché facenti parte del gruppo più ristretto dei baratti, artisti con cui abbiamo avuto il piacere di scambiarci arte e passione.
Grazie davvero di cuore.
2001 GRAZIE!!!!!!

Pace

A volte ritorna

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Nel 1949, George Orwell scrive così nel suo 1984: ”…Il lavoro pesante, la cura della casa e dei bambini, le futili beghe coi vicini, il cinema, il calcio, la birra e soprattutto le scommesse, limitavano il loro orizzonte. Tenerli sotto controllo non era difficile…”
E chissà cosa è successo dopo 67 anni? Continua a leggere

Il cielo No Tav è sempre più Blu

A fine secolo scorso, mentre in tutto il mondo si parla di Y2K bug (noto come Millennium Bug), a Bologna appaiono le prime opere di Blu, un giovane street artist.
Dopo appena due lustri, nel 2011 Il Guardian lo mette nella top ten mondiale, le sue opere sono sui muri di mezzo mondo. E con lui Bologna, senza spendere e senza sforzo, si ritrova ad essere al centro anche in questo settore artistico. Non solo è la città con più sue opere, ma ne mostra pure la sua crescita artistica dagli inizi di quel ragazzo migrato da una non troppo lontana provincia, fino agli ultimi capolavori dati dall’esperienza e dalla maturità artistica e umana dell’uomo.
E Bologna cosa fa?

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L’effetto petaloso

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In questi giorni il popolo italiano è stato folgorato da una nuova parola: petaloso.

Noi, come tutti, non siamo indenni alle mode e di conseguenza ci siamo ritrovati a parlarne. La prima cosa che ci viene da dire è grazie a Matteo, il bambino che ci ha donato un suo momento, con una parola ci ha donato tutto un evento, lo abbiamo immaginato nello scrivere e descrivere un fiore nel suo modo di usare la lingua che sta facendo sempre più sua. Si sente davvero la dolcezza mentre lo dice. E questa notizia, volenti o nolenti, ce lo ha fatto entrare nel dizionario parlato e ha tutte le caratteristiche per restarci. Quindi oltre al grazie, aggiungiamo un bel complimenti a lui e alla sua maestra.

Se lo abbiamo saputo è grazie alla lettera della prof e al seguente responso della Crusca, questa entità di cui ognuno conosce l’esistenza, ma pochi conoscono chi ne fa parte. Quanti e chi sono i Cruscaroli? O Cruscati, Cruschesi, Cruschini, Cruschetti o Cruscani?
Come funziona l’esame e il giudizio?

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Chi non piscia in compagnia… è licenziato.

Chi non piscia in compagnia... è licenziato.

L’ignoranza, come si sa, non ha limiti.
Non si finisce mai di imparare, sapere o semplicemente conoscere, si scoprono sempre storie nuove che hanno già una lunga storia alle spalle e che son nuove solo per noi che le ignoravamo.
Fino ad una decina di giorni fa ignoravamo una storia, veramente assurda, ma forse coerente con il nostro sistema socio-economico-culturale. E da maggiori approfondimenti non sembra neanche l’unico caso, ma solo uno dei tanti nella nostra penisola!
Un insegnante è stato licenziato.
Ok, può succedere.
Decadenza immediata senza preavviso, perdita delle anzianità accumulate negli ultimi anni insegnando con continuità in altri e la cancellazione da tutte le graduatorie provinciali (http://www.bergamonews.it/2016/02/04/fece-pipi-nel-prato-misiani-interroga-il-ministro-sul-prof-licenziato/214949/).
Ok, può succedere.
Purtroppo, la notte del 15 Agosto 2005, ha fatto una cosa gravissima: per un motivo a noi ignoto, ha fatto pipì in una siepe pubblica.

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Nel nome dei figli

I am a person

Lettera al Family Gay, ops, Day:

Siete liberi di amare chi volete.
Siete liberi di sposare chi volete.
Siete liberi di fare una famiglia con chi volete.
Sinceramente non capiamo cosa importa a voi di chi noi amiamo, chi sposiamo o con chi facciamo una famiglia.
Questo ci urta. E ci urta parecchio.
Ma noi siamo inclini a guardare avanti e pensiamo soprattutto ai nostri figli.
Noi vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie possano godere degli stessi diritti.
Se nostro figlio nasce gay, etero, trans, o qualsiasi altra etichetta sessuale esista, noi vogliamo che nostro figlio si senta libero da subito di amare chi vuole, di sposare chi vuole e di costruire una famiglia con chi vuole.
E così vale per nostra figlia.
(E per tutti i bambini e bambini del mondo senza una famiglia, ci auguriamo che possano trovare e crescere in una famiglia felice, che per voi vuol dire maschio e femmina, ma che per noi vuol dire semplicemente persone che li amano e che li crescono).
E se non possono farlo è solo per colpa vostra, che invece di pensare alla vostra vita, vi ostinate a sentenziare, ostacolare e rovinare quelle degli altri.
E voi sareste quelli che devono dire chi ama chi, chi sposa chi e chi adotta chi?
E se noi fossimo come voi?
E se noi fossimo come voi, così arroganti di pensare di sapere e di decidere delle vite degli altri, vostra compresa?
E se andassimo dai vostri genitori per dire che voi siete la più grande delusione e il regalo peggiore per l’umanità?
E se vi impedissimo di amare chi amate e di creare una famiglia?
Ma per fortuna non siamo come voi.
Noi guardiamo al futuro.
Quindi, che voi siate uno mille o centomila, sfilate, camminate e andate più lontano possibile, così da lasciare libere di essere, di amare e di vivere le nostre figlie e i nostri figli.
Noi vi salutiamo con i primi 96 secondi di Louis C.K.

Grazie.
Ora andate.
In pace.