Il Teatro costituisce fratellanze (Citazione Marvelliana d’Abruzzo)

Ministri complici o succubi o ignoranti dei proprio ministeri, diritti umani calpestati, parole e azioni razziste, mazzette, ladrocinio non solo finanziario, evasioni, violenze, informazione coerente con il sistema e noi, il popolo, ormai schiavo consenziente.
E in tutto questo delirio per cui le generazioni future si chiederanno “ma come è stato possibile?”, c’è un mondo sommerso di tantissime persone e associazioni che lottano ogni giorno. Ovunque. Anche nel bel mezzo della Majella, dove un gruppo di teatranti sogna, progetta e realizza una clausura teatrale. Appena il Collettivo ha saputo, ovviamente, ha accettato di partecipare. Ma ciò che abbiamo vissuto è stato molto di più.


Un luogo magico in un contesto naturale straordinario con un clima fresco (e questo aiuta!) e dentro a questa cornice abbiamo trovato e conosciuto persone con cui condividere la realtà, i sogni, i dubbi, il piacere di divertirsi, il trovarsi nel vivere l’arte e con lei, la sua etica, la sua morale e le sue finalità; abbiamo diminuito la nostra ignoranza, abbiamo discusso, ci siamo emozionati.
Ci siamo sentiti a casa.
E siamo partiti felici, consapevoli che questo non è stato altro che l’inizio.
La rivoluzione culturale è necessaria, oggi più che mai nella storia del genere umano.
E l’arte non può che esserne un motore.
E in questa Residenza Teatrale (http://residenzeteatrali.org/), abbiamo trovato questa esigenza collettiva, personale e professionale.
E in questa magia, abbiamo avuto la fortuna di portare per la prima volta, il monologo teatrale basato sul nostro Diario Afgano.
Lo abbiamo portato integro, completo, totale, anzi, abbiamo esagerato e abbiamo fatto bene a farlo; non era la prima, ma la prima volta in cui l’abbiamo condiviso per avere un riscontro, critiche, consigli, dubbi. In realtà siamo andati oltre, abbiamo deciso di collaborare.
E sinceramente, non vediamo l’ora.

Pace

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