Favola di Natale

BuoNo Tavale

C’era una volta una penisola lunga e stretta, aveva tutto, mare e monti, bellezze naturali e quelle fatte dall’uomo, e un clima che le aveva sempre permesso di coltivare e fare buon cibo. Tutto questo aveva permesso a questo popolo di essere famoso in tutto l’universo per la natura artistica, scientifica e filosofica, a tal punto da essere stata la patria del Rinascimento dell’Umanità. Insomma, era un piccolo paradiso terrestre in continua evoluzione. Tutto questo non era stato un regalo, ma una lunga conquista sociale, pagata con non poche vite umane, dal Risorgimento alla Grande Guerra che non la uccise, da cui si rialzò, ma dalle cui ceneri nacque una dittatura che contribuì a mettere a fuoco il pianeta per una seconda volta. E nel peggio che toccò nell’animo tirò fuori il meglio e reagì con un secondo Risorgimento, chiamata Resistenza che contribuì a far cessare la follia della guerra e, approfittando del momento, a farla rinascere come Repubblica. Poi successe l’imprevisto, l’inaspettato e l’inimmaginabile. L’entusiasmo li portò a crescere velocemente, il passato di grandi sacrifici li portò a godersi la vita. Per la prima volta questo popolo conobbe il termine vacanza.


Ma non seppero fermarsi, non si accontentarono, volevano sempre di più, ma non volevano autogovernarsi, volevano essere leggeri e delegare. E così iniziarono a delegare governatori sempre meno saggi e sempre più incapaci, ma bravi a promettere quello che loro desideravano. Poi successe quello che sempre accade quando troppo si vuole: nulla si stringe. Il popolo reagì e i governatori iniziarono la politica del terrore. Lo stesso stato iniziò a mettere le bombe ed uccidere i suoi cittadini dicendo che erano stati gli altri. E piano piano li convinse e il popolo piano piano smise di pensare e accettò. La storia si ripeteva continuamente, il popolo continuamente ci credeva e continuamente veniva a galla la verità che dimostrava la colpevolezza di chi li aveva governati, ma nessuno reagiva. Nessuno reagiva perché la verità non veniva fuori in tempo reale, ma dopo almeno due generazioni. Il tempo passato era tanto e la loro memoria non era altrettanto tanta. Sempre la stessa tecnica. Appena c’era un gruppo che alzava la testa e resisteva, i governanti facevano un attentato terroristico, dandogli la colpa. E subito, il popolo, ci credeva. E visto che avevano capito che funzionava, non aspettavano neanche più un gruppo resistente, ogni tanto facevano un attentato (preventivo) e davano la colpa al solito gruppetto che non mollava mai, chiamati anarchici. Era talmente palese che un giornalista famoso, che si dichiarava oltretutto di tendenza di destra, scrisse un articolo prendendo le difese degli stessi anarchici. Ma la musica non cambiò. Anzi. Lo stato inculcò nel popolo che Anarchia voleva dire caos. E’ vero, sarebbe bastato un dizionario per capire che vuol dire l’opposto, cha sarebbe come dire che si convince il popolo che l’acqua non bagna, ma asciuga. Niente. Il popolo divenne sempre più schiavo e schiavo dei bisogni insoddisfabili che gli avevano creato i suoi stessi governanti. Alcuni scrissero libri o articoli, altri fecero documentari e film, alcuni si continuavano a radunare, ma non bastava. La tecnica dei governanti tiranni era sempre quella.
Tenere il popolo sotto tensione terrorizzandolo ogni tanto.
Far diventare il popolo sempre più ignorante, ma sempre più presuntuoso e rabbioso.
Insegnarli ad odiare gli altri, per evitare che potesse indirizzare quella rabbia e quella reazione verso gli stessi governanti.
Usavano sempre le stesse tecniche.
Nei parlati.
Andavano in tutte le televisioni dove avevano dei loro servitori e mataccini, chi travestito da giornalista, chi da commentatore, chi da cuoco; erano ovunque. Anche nei giornali e in tutti i maggiori mezzi di comunicazione e costipavano l’unica cosa libera di base, internet, rendendo difficile l’informarsi. Usavano un linguaggio povero e ignorante ma efficace, come i comparativi, dicendo per esempio che non era giusto dare la casa agli stranieri e non darla agli italiani. Ma il popolo non rispondeva che sarebbe stat giusto darla entrambi, che lo sbaglio era la ruberia a monte degli stessi governatori. Il popolo reagì contro gli stranieri.
Nelle proteste.
Infiltravano nelle proteste dei loro servitori incappucciati, che trasformavano il tutto in scontri violenti e scappavano. E solo in quel momento gli uomini dei governatori intervenivano. Una volta torturarono pure. Venne ricordato come la storia più nera del dopoguerra. Venne ricordato come il “G8: Scuola Diaz e Bolzaneto”. Nonostante l’impegno e il sacrificio di pochi, il popolo continuò ad abbassare la testa e sempre di più.
Nelle guerre, urbane e non.
La tecnica è sempre la stessa, spiegata milioni di volte. Addirittura il film che ha fatto  l’incasso più alto della loro storia lo spiegò benissimo: “Quando qualcuno è seduto su una cosa che vuoi, lo rendi tuo nemico, così poi sei giustificato a prendertela!”.

Poi?
Come è finita la storia?
Non lo sappiamo.
Quello che sappiamo è come oggi è iniziata la giornata.
Repubblica On Line:
“Incendio doloso a Bologna: ritardi nei treni; cavi a fuoco, trovate scritte No-Tav”
Accout Twitter di Maurizio Lupi, Ministro dello Stato delle Infrastrutture e dei Trasporti:
“L’incendio di questa mattina vicino Bologna è un atto terroristico contro la TAV. Ma non ci fermeranno nella strada di cambiare l’Italia”
E ora siamo in attesa delle dichiarazioni di Angelino Alfano, Ministro degli Interni dello Stato.
Quindi?
Quindi niente.
Amiamo la Storia e amiamo la Memoria.
E per Natale ci rinnoviamo lo stesso regalo e che rinnoviamo a tutti voi, e quindi a tutti Noi: l’augurio di un 2015 in cui cercheremo di R-Esistere, di tenere più alta possibile la nostra testa e contribuire attivamente a scrivere la nostra.
Così poi la racconteremo ai nostri figli come una bellissima storia di Natale, in cui il popolo decise di regalarsi la Coscienza, la Conoscenza, la Resilienza e la Resistenza.
Pace

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