Ehi, Bologna? C’è qualcuno in casa? Ritorno ad un pericoloso passato

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Bologna la grassa, la dotta, la rossa…
Anche Guccini la canta così.
Quando andiamo in giro, appena sentono da dove veniamo, la reazione è sempre la stessa: Bologna piace.
E noi?
Ci siamo stancati di sentire complimenti che la nostra città, purtroppo, non merita più.


Certo, usando come metro il paragone, la comparazione, allora Bologna può essere definita meglio.
Ma la comparazione non fa giudizio.
La comparazione è pericolosa se usata male. Alcuni esempi:
– “Io voto quello perché è il meno peggio”, quando si dovrebbe dire che se voti quello voti comunque uno che naviga sul nostro sangue. Tu vedila così e poi dimmi che lo voti ancora.
– “Danno i soldi ai “clandestini” e non li danno a…”, quando si dovrebbe dire che ogni bisognoso meriterebbe un sussidio e i soldi andrebbero tolti a chi ruba e ci nuota!
– “Bologna è bella, non ti dico com’è vivere a…”, quando si dovrebbe dire che al confronto di… Bologna è meglio, ma ciò non toglie che Bologna resta purtroppo ciò che è diventata, una città piena di bella gente, piena di studenti che ci credono, ma troppo piena di indifferenti, ignoranti e presuntuosi.
Bologna, storicamente di sinistra, dopo aver avuto Zanardi, il famoso sindaco “Pane e Alfabeto” è diventata in quattro e quattr’otto fascista e non una città, ma una delle città con i gerarchi più importanti.
Dopo il Sindaco Dozza, dopo altri e dopo il primo sindaco di destra del dopoguerra, Guazzaloca, è riuscita ad avere un Sindaco, Cofferati, salito con il piede sinistro, ma che poi l’ha schiacciata con quello destro.
E ora?
I centri sociali?
Quasi tutti annientati.
I circoli culturali?
Sale Bingo.
Le feste dell’Unità?
Sagre commerciali con stand per poveretti che sognano di diventati dei signorotti.
Il centro culturale?
La sagra degli aperitivi a dieci euro dove non si discute più, ma si blatera e si litiga sul nulla.
E il sottobosco?
Continuamente disboscato, tra fogli di via, chiusure continue, tra cui l’ultima Atlantide, e sgomberi violenti come il palazzo ex telecom, proprio di fronte al comune e ai suoi impotenti o potenti dirigenti.
E il popolo?
Per lo più a chattare, twittaree e feisbukare commetti disumani, razzisti e violenti.
Se tu paghi le tasse e paghi l’affitto, non te la prendere con chi non se lo può permettere, ma con chi vuole tutto questo. Fai il grosso sui social, parli di cose che non conosci, te ne fotti, non metti mai piedi in queste realtà e poi dici pure la tua. E quando arriva il signorotto, ti sdrai contento di avere un selfie mentre lui ti calpesta l’anima sorridendo. E tu sei felice.
Ecco, questa è Bologna.
Una città bellissima, con una storia incredibile, dalla potenzialità immense, tritata da quel fascismo culturale che aveva predetto un personaggio che a Bologna ci nacque, un tizio, un certo Pier Paolo Pasolini.
Ma per fortuna c’è chi si impegna quotidianamente e crede ancora in una Bologna migliore, in una Bologna più giusta, dove mangiare è un diritto, la casa è un diritto, come lo è pure un lavoro.
E domani, alle 15.30, il ritrovo è proprio al palazzo ex telecom, di fronte al palazzo del comune, quel palazzo che ha goduto in prima fila lo spettacolo di cui era compartecipe di una pagina triste di Bologna.
A domani, perché anche avere un domani è un diritto. Di tutti.
Anche a Bologna, dove il rosso è quasi coperto dal fumo nero dei potenti e dei loro servetti cerebrolesi.
Pace

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