Alla ricerca della pace perduta

10 aprile 2022.
Questo è un messaggio ai posteri, a coloro che ci giudicheranno (siamo già colpevoli per il pianeta che stiamo lasciando, al collasso ecologico).
Io non possiedo verità, le parole che seguono sono solo frutto di un’anima inguaribilmente pacifista.
So che ci sono una marea di persone, senza microfono, che hanno gli stessi valori e gli stessi timori.
So anche che ci sono persone con il microfono che hanno gli stessi valori e gli stessi timori.
E so che ci sono ovunque.
Ma.
Sento le voci della politica mondiale che hanno abdicato (non quest’anno, ma da molto prima) l’essenza della politica parlando di guerra e non di pace, di conflitto e non di dialogo, di buoni e di cattivi, imponendoci tutto in nome dell’emergenza senza lavorare nel quotidiano per prevenire, preparare e costruire un mondo sempre più giusto.
Sento le voci dell’informazione che hanno abdicato diventando propagandai cavalcanti le emozioni e lo share “maltrattando” e ignorando le voci pacifiste, parlando di guerra e non di pace, di conflitto e non di dialogo, di buoni e di cattivi.
Sento le voci della cultura che hanno abdicato il valore stesso della cultura nel nome di una cavalcata popolare a suon di like, parlando di guerra e non di pace, di conflitto e non di dialogo, di buoni e di cattivi.
Sento le voci popolari, aggressive nei toni, nei modi e nei fatti, nel quotidiano, che hanno abdicato i principi della convivenza parlando di guerra e non di pace, di conflitto e non di dialogo, di buoni e di cattivi.
Fatico a sentire i cuori, fatico a percepire le anime, fatico a trovare le ragioni, in questa nebbia tossica di testosterone.
Mi sento su di un titanic umanitario verso la stessa fine che fece l’originale, partito 100 anni fa per schiantarsi contro la natura.
Vedo gente scambiarsi gli ulivi in segno di pace e parlare di guerra a 50 anni del primo bombardamento statunitense nel Vietnam del Nord.
Da sempre l’umanità fa le guerre senza chiamarle guerre e nessuno che dica sono stato io, che chieda scusa e che restituisca umanità in attesa di un perdono.
Le vittime di tutte le guerre e di ogni guerra stanno aspettando la verità come quelle persone bruciate 31 anni fa sulla Moby Prince in attesa ancora di giustizia.
Sento il peso e la colpa come essere umano per tutte le ingiustizie e le violenze nel mondo.
Non scrivo per aprire un dibattito social, non scrivo per convincere alcuno.
Scrivo per me stesso e lo faccio ai posteri.
Tre anni fa la scienza ci mostrò la foto di un buco nero.
E ora il buco nero rischiamo di crearlo noi.
Zarathuštra Spitāma, migliaia di anni fa, diceva che per essere una persona buona servono, di base, quattro cose: buoni pensieri, buone parole, buone azioni e la coerenza tra queste tre.
Per tutto questo, a questi venti di guerra nucleare dico no, non nel mio nome.
Not in my name.

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